Novità per i certificati bianchi

Una rapida sintesi delle novità inserite nel decreto sui certificati bianchi attualmente all’esame della Corte dei Conti. Niente di mirabolante, come peraltro anticipato in diversi incontri organizzati da FIRE, ma diversi miglioramenti: in generale possiamo aspettarci una crescita ulteriore del meccanismo nei prossimi anni.

Le nuove regole introducono una maggiore flessibilità e semplificazioni sia per i proponenti che per la presentazione dei progetti, oltre a definire gli obblighi fino al 2030 in linea con le previsioni del PNIEC. Questo induce ad essere ottimisti circa la continuità della crescita del meccanismo in atto da qualche anno. La conferma dei vari meccanismi di flessibilità, con riduzione progressiva dei titoli virtuali negli anni, consentirebbe comunque di affrontare eventuali periodi di carenza di TEE senza eccessivi traumi. La previsione di introdurre uno schema d’aste, che sarebbe stato utile per promuovere interventi non sufficientemente supportati dei certificati bianchi, è stata declassata a possibilità, ma comunque rimane e dunque lascia aperto uno spiraglio.

Ho sempre ritenuto che sarebbe possibile introdurre misure più spinte per ottenere di più dallo schema dei certificati bianchi, sta di fatto che è stato compiuto un ulteriore passo avanti positivo, dopo le azioni di supporto e l’approccio collaborativo messo in atto dal GSE negli ultimi anni, e che ci sia spazio per ulteriori rafforzamenti nei prossimi anni. Ma veniamo alla sintesi delle principali novità.

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Intervista sui certificati bianchi

L’intervista sui certificati bianchi rilasciata a Maria Andreetta da cui sono tratti alcuni virgolettati riportati nell’articolo apparso ieri su Qualenergia. La situazione al momento appare in leggera crescita, ma preoccupa le tendenze per il futuro. Soprattutto dispiace vedere uno schema che avrebbe potuto produrre ben altri risparmi energetici dimenticato e poco considerato.

I Certificati Bianchi nel 2023 hanno mostrato ancora segnali altalenanti, perché i TEE riconosciuti sono aumentati, ma il numero dei nuovi progetti presentati è calato rispetto al 2022. Anche il primo trimestre 2024 mostra più o meno lo stesso andamento. Crescono però le richieste di Verifica Preliminare che sembra essere una modalità interessante per le imprese. Quali vantaggi comporta?

Sì, i certificati bianchi riconosciuti sono passati da 774 mila a poco più di un milione, con un aumento del 33% fra 2022 e 2023. A tale proposito sono aumentati sia i titoli generati da RVC (ossia le richieste di certificazione relative ai progetti presentati con le regole del 2012 entro il 2017) che quelli da RC ed RS (ossia le richieste con le regole in vigore dal 2017). Per i primi ritengo ci sia stato l’effetto di alcune sentenze del Consiglio di stato, in quanto le rendicontazioni presentate sono in calo e in via di esaurimento per la fine della vita utile dei vecchi progetti. L’incremento dei nuovi progetti, per quanto interessante, viaggia su altri numeri (245 mila contro i 780 mila circa delle RVC).

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Certificati bianchi: le novità

gu128-2021

Articolo scritto per Qualenergia sulle novità introdotte per il meccanismo dei certificati bianchi in seguito all’emanazione del D.M. 21 maggio 2021. Diversi gli aspetti positivi volti a stimolare la presentazione di progetti, ma molto dipenderà dall’applicazione pratica delle modifiche e dalla rapida pubblicazione degli strumenti di supporto.

Premessa

L’efficienza energetica è uno dei pilastri della decarbonizzazione, dunque deve essere una priorità nelle politiche. Come ben ha compreso la Commissione europea, che ha introdotto nel Pacchetto energia clima il principio energy efficiency first per sottolinearne l’importanza e la necessità di non dimenticarcela per strada (vedere a tale proposito la nuova Raccomandazione C(2021)7014 del 28 settembre 2021). L’urgenza di intervenire per mitigare il cambiamento climatico ci impone di ripensare il modo in cui consumiamo l’energia e di diventare più virtuosi.

È dunque fondamentale che la politica supporti l’uso razionale dell’energia attraverso le leggi e le azioni che può mettere in campo. Il meccanismo dei certificati bianchi doveva essere la politica principale sotto questo punto di vista. Sebbene le scelte che ne hanno accompagnato lo sviluppo negli anni abbiano portato a un ridimensionamento delle ambizioni iniziali, rimane uno degli schemi più longevi e prolifici. Il solo, peraltro, in cui i risparmi energetici sono in buona parte realmente misurati e non solo stimati.

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TEE: un miglioramento sostanziale c’è già

schema decreto tee

Qualche considerazione sul meccanismo dei certificati bianchi. Lo schema di decreto in uscita apporta una serie di innovazioni interessanti e prevede una riduzione per gli obblighi al 2020 e la definizione di quelli per il quadriennio 2021-2024. Proprio questo aspetto è stato oggetto di diverse critiche e osservazioni. Ma non ne sono mancate anche ad altri elementi. Sebbene i punti migliorabili non manchino, e del resto ho contribuito ad elencarne un po’ nel documento di osservazioni FIRE inviato al Senato, a me sembra che sia utile sottolineare gli elementi positivi. Non solo in merito alle novità previste, ma anche a notizie che consentono di assumere una moderata fiducia. Nell’articolo spiego perché penso che sui TEE un miglioramento sostanziale c’è già.

Articolo pubblicato su Staffetta Quotidiana il 30 aprile 2021.

In questi giorni sono girate numerose osservazioni sullo schema di decreto sui certificati bianchi. Preoccupano i tempi, considerando che si tratta di un decreto in via di approvazione e pubblicazione, la cui uscita a breve sarebbe essenziale, visti gli adempimenti legati alle scadenze per gli obblighi e a quelle per l’acquisto dei famigerati titoli virtuali. Sarebbe, perché ancora non è nemmeno programmata la Conferenza Stato-Regioni in cui dovrebbe essere discusso, per cui temo serva una proroga legislativa delle scadenze, onde evitare problemi potenzialmente anche seri. Certo, ci fosse stata una consultazione adeguata lo scorso anno ora sarebbe stato tutto più fluido. Speriamo che il Ministero della transizione ecologica faccia del coinvolgimento dei portatori di interesse una prassi abituale, come avviene a livello comunitario e nei Paesi considerati avanzati. 

Diversi documenti di osservazioni inviati alla X Commissione del Senato usano toni molto critici sullo schema di decreto. Uno degli oggetti principali dei commenti negativi è la riduzione degli obblighi, tema su cui mi sento di fare qualche considerazione. 

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La cogenerazione e i certificati bianchi

la cogenerazione e i certificati bianchi

La cogenerazione è una soluzione sempre interessante laddove la domanda di elettricità e calore dei servizi energetici consentano di sfruttare al meglio la produzione combinata di energia elettrica e termica di motori e turbine (e, se mai diventeranno competitive, delle celle a combustibile). Da anni la cogenerazione conta sui certificati bianchi come principale schema di supporto. L’intervento introduttivo fatto al workshop organizzato da Whitenergy lo scorso gennaio è stata l’occasione per riportare i principali numeri e benefici di questa soluzione, ricordare le caratteristiche dei certificati bianchi CAR e dare qualche anticipazione all’atteso decreto sui certificati bianchi, che purtroppo ancora non è stato pubblicato.

Quando si parla di cogenerazione l’Italia occupa una posizione di punta a livello mondiale. Circa il 55% dell’energia termoelettrica generata nel nostro Paese viene dalla cogenerazione. Alla quota ad alto rendimento sono associati 57 TWh elettrici e 36 TWh termici, con un risparmio di energia primaria pari all’11% e un rendimento del 65% contro il 42% del parco non cogenerativo. Questo risultato è legato alla storia del Paese, a provvedimenti come la legge 9/1991 che lanciò la generazione distribuita, a programmi come il CIP 6/1992 prima e i certificati bianchi dopo.

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