Una rapida sintesi delle novità inserite nel decreto sui certificati bianchi attualmente all’esame della Corte dei Conti. Niente di mirabolante, come peraltro anticipato in diversi incontri organizzati da FIRE, ma diversi miglioramenti: in generale possiamo aspettarci una crescita ulteriore del meccanismo nei prossimi anni.
Le nuove regole introducono una maggiore flessibilità e semplificazioni sia per i proponenti che per la presentazione dei progetti, oltre a definire gli obblighi fino al 2030 in linea con le previsioni del PNIEC. Questo induce ad essere ottimisti circa la continuità della crescita del meccanismo in atto da qualche anno. La conferma dei vari meccanismi di flessibilità, con riduzione progressiva dei titoli virtuali negli anni, consentirebbe comunque di affrontare eventuali periodi di carenza di TEE senza eccessivi traumi. La previsione di introdurre uno schema d’aste, che sarebbe stato utile per promuovere interventi non sufficientemente supportati dei certificati bianchi, è stata declassata a possibilità, ma comunque rimane e dunque lascia aperto uno spiraglio.
Ho sempre ritenuto che sarebbe possibile introdurre misure più spinte per ottenere di più dallo schema dei certificati bianchi, sta di fatto che è stato compiuto un ulteriore passo avanti positivo, dopo le azioni di supporto e l’approccio collaborativo messo in atto dal GSE negli ultimi anni, e che ci sia spazio per ulteriori rafforzamenti nei prossimi anni. Ma veniamo alla sintesi delle principali novità.
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