È tempo di cambio stagione

Una serie di considerazioni basate sull’intervento fatto in apertura della conferenza SECEM, organizzata da FIRE per gli EGE, una delle figure chiave della transizione energetica. Parlo di abiti sia perché con il caldo mi viene naturale ricordare l’importanza di adottare dress code lavorativi più agili e in linea con le temperature, al fine di migliorare il comfort e la produttività e ridurre i malanni legati all’aria condizionata, sia per riflettere sul ruolo di chi si occupa di produzione e gestione dell’energia e, più in generale, di una sfida più ampia: la decarbonizzazione.

Una sfida percepita come distante i cui effetti rischiano di essere molto vicini

Quella climatica è una sfida che molti vivono come astratta, poco concreta, lontana dal quotidiano. Tra l’altro un problema globale, per cui spesso scatta il pensiero: “Tanto se non lo fanno gli altri… a che serve che mi impegni io (persona, comunità, nazione, etc.)? E poi l’Europa conta poco in termini di emissioni…”. O peggio: “È una battaglia persa in partenza”. Eppure si tratta di una delle questioni centrali del nostro tempo. Non è solo un tema ambientale, ma sociale, economico e di equità. È una sfida che riguarda direttamente la qualità della nostra vita e la tenuta del sistema in cui viviamo. Tanto più che gli scenari accreditati parlano chiaro: non intervenire avrà costi e conseguenze molto rilevanti e decisamente pesanti. 

E, per dare a Cesare quel che è di Cesare, non è “colpa dell’Europa”. Le scelte della Commissione europea e delle altre istituzioni comunitarie sono il risultato di negoziazioni e richieste dei singoli Stati membri e delle lobby di settore. Come ha ricordato il ministro dell’ambiente lo scorso 10 giugno (Staffetta Quotidiana), dietro a scelte come quella dello stop al motore endotermico per l’automotive ci stava anche la spinta da parte della relativa industria che evidentemente pensava di trarne dei vantaggi. In generale, le politiche adottate risentono della capacità dei singoli Paesi membri di portare proposte, evidenze e documentazione nelle fasi di definizione delle stesse. Lamentarsi dopo non serve ed è ipocrita.

Ragionare sugli obiettivi, sui percorsi e sugli sforzi da sostenere per migliorare la situazione, nell’ottica di trovare vie efficaci e sostenibili al raggiungimento dei target, è invece del tutto ragionevole. Quando sento qualcuno mettere in dubbio gli obiettivi generali mi viene la pelle d’oca a pensare alle conseguenze economiche e sociali, per cui spero proprio che per una volta prevalga il buon senso e si tragga insegnamento dalla storia, anche recente: niente è peggio per un sistema economico che saltare di palo in frasca. Anzi, questo è il momento per confermare la meta e, semmai, rivedere aspetti specifici nell’ottica di togliere appesantimenti amministrativi che frenano la trasformazione e politiche che si focalizzano troppo su singole soluzioni. Ci serve infatti un giusto mix per garantire la sostenibilità economica della transizione energetica. 

Continue reading →

Energy transition manager? Ce l’abbiamo già

FIRE decarbonizzazione e sostenibilità

Un articolo sul tema dell’importanza dell’energy manager e degli EGE per supportare le imprese nel condurre in porto la transizione energetica. C’è chi parla di energy transition manager, ma direi che ce l’abbiamo già. Ne ho approfittato anche per ragionare su eventuali ulteriori certificazioni e su cosa serve alle imprese in termini di management per coniugare in modo efficace il core business con la sostenibilità e la decarbonizzazione. L’articolo è stato pubblicato su Ingenio.

Di recente Federmanager ha proposto la figura dell’energy transition manager. Nel comunicato stampa dell’evento collegato si legge «Come Federmanager, stiamo lavorando alla formazione e alla certificazione di quelle competenze manageriali innovative che oggi il mercato richiede e che possono costituire la chiave per l’attuazione degli scenari descritti nel PNIEC (Piano nazionale integrato energia e clima, NDR). È importante – aggiunge il Presidente Federmanager – che le imprese, in particolare le PMI, così come la Pubblica Amministrazione, si dotino di figure qualificate come quella dell’Energy transition manager, per guidare la transizione nei settori industriali». 

Forse vale la pena fare qualche considerazione al riguardo, anche perché è evidente che siano necessari per le imprese dirigenti e quadri capaci di traghettarle nell’affrontare le sfide energetiche dei prossimi anni e, d’altra parte, diverse analisi ed esperienze personali portano a pensare che siano ancora pochi quelli in grado di farlo. Ben venga dunque lo stimolo dell’associazione dei dirigenti dell’industria. 

Continue reading →

Energy manager ed EGE

Alcune considerazioni rapide su energy manager ed esperti in gestione dell’energia.

Come ben noto, una delle figure del panorama energetico per cui la certificazione EGE può rivelarsi utile è quella dell’energy manager, ossia del soggetto deputato a monitorare i consumi energetici e individuare le varie iniziative volte all’uso razionale dell’energia disponibili per le imprese o gli enti che si avvalgono della sua azione. 

Gli energy manager possono essere individuati fra i dipendenti dell’organizzazione o come consulenti esterni. Nel secondo caso appare evidente come un esperto in gestione dell’energia sia caldamente raccomandabile, visto che la competenza in materia risulta determinante. 

Continue reading →

L’energy manager nella P.A.

energy manager nella pubblica amministrazione

L’energy manager è una figura fondamentale negli enti pubblici per assicurare una gestione razionale dell’energia e il conseguente risparmio economico, ma soprattutto per cogliere i benefici in termini di ambiente, sostenibilità, valore del parco immobiliare, condizioni dei dipendenti, sicurezza, immagine, etc. che si accompagnano alla riqualificazione energetica. Ne ho parlato a un convegno organizzato dalla Regione Siciliana per illustrare l’avvio di una rete di energy manager nell’isola.

La legge 10/1991 ha previsto l’obbligo di nomina dell’energy manager per imprese ed enti oltre certe soglie di consumi energetici. Per la pubblica amministrazione il valore di riferimento è mille tonnellate equivalenti di petrolio (tep). Tanto per capirci, gli enti che superino i 5 milioni di kWh elettrici o il milione di metri cubi di gas naturale sono sicuramente obbligati, visto che un tep corrisponde a 5.350 kWh e 1.200 m3 di gas. In genere per un ente locale la soglia dei 1.000 tep viene raggiunta fra i 10.000 e i 15.000 abitanti, anche se dipende dalla presenza o meno di impianti tecnologici in capo all’ente (e.g. impianti di pompaggio, depuratori, gestione rifiuti, etc.) e dalla zona climatica.

Continue reading →

Rapporto energy manager FIRE 2018

rapporto energy manager 2018

La presentazione del rapporto FIRE sugli energy manager riferiti alle nomine 2017. Si nota un’ulteriore crescita degli energy manager, nominati sia da soggetti obbligati che volontari, delle figure con certificazione EGE e delle organizzazioni con ISO 50001. Sono inoltre riportati i risultati delle indagini sulle agevolazioni per le imprese energivore e sugli incentivi, che la FIRE ha condotto nel 2018.

Sono 2.315 gli energy manager nominati nel 2017 (1.564 da soggetti obbligati e 751 da soggetti non obbligati), ciò significa che rispetto agli anni precedenti continua il trend di crescita, che si aggira intorno al 6% in 4 anni per i soggetti obbligati e all’11% in 15 anni includendo anche le nomine di soggetti non obbligati. Questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto che FIRE redige annualmente sulla figura professionale e che quest’anno contiene due indagini, una sugli incentivi e l’altra sulle agevolazioni per le imprese energivore.

Continue reading →