Energy manager ed EGE

Alcune considerazioni rapide su energy manager ed esperti in gestione dell’energia.

Come ben noto, una delle figure del panorama energetico per cui la certificazione EGE può rivelarsi utile è quella dell’energy manager, ossia del soggetto deputato a monitorare i consumi energetici e individuare le varie iniziative volte all’uso razionale dell’energia disponibili per le imprese o gli enti che si avvalgono della sua azione. 

Gli energy manager possono essere individuati fra i dipendenti dell’organizzazione o come consulenti esterni. Nel secondo caso appare evidente come un esperto in gestione dell’energia sia caldamente raccomandabile, visto che la competenza in materia risulta determinante. 

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L’energy manager nella P.A.

energy manager nella pubblica amministrazione

L’energy manager è una figura fondamentale negli enti pubblici per assicurare una gestione razionale dell’energia e il conseguente risparmio economico, ma soprattutto per cogliere i benefici in termini di ambiente, sostenibilità, valore del parco immobiliare, condizioni dei dipendenti, sicurezza, immagine, etc. che si accompagnano alla riqualificazione energetica. Ne ho parlato a un convegno organizzato dalla Regione Siciliana per illustrare l’avvio di una rete di energy manager nell’isola.

La legge 10/1991 ha previsto l’obbligo di nomina dell’energy manager per imprese ed enti oltre certe soglie di consumi energetici. Per la pubblica amministrazione il valore di riferimento è mille tonnellate equivalenti di petrolio (tep). Tanto per capirci, gli enti che superino i 5 milioni di kWh elettrici o il milione di metri cubi di gas naturale sono sicuramente obbligati, visto che un tep corrisponde a 5.350 kWh e 1.200 m3 di gas. In genere per un ente locale la soglia dei 1.000 tep viene raggiunta fra i 10.000 e i 15.000 abitanti, anche se dipende dalla presenza o meno di impianti tecnologici in capo all’ente (e.g. impianti di pompaggio, depuratori, gestione rifiuti, etc.) e dalla zona climatica.

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Rapporto energy manager FIRE 2018

rapporto energy manager 2018

La presentazione del rapporto FIRE sugli energy manager riferiti alle nomine 2017. Si nota un’ulteriore crescita degli energy manager, nominati sia da soggetti obbligati che volontari, delle figure con certificazione EGE e delle organizzazioni con ISO 50001. Sono inoltre riportati i risultati delle indagini sulle agevolazioni per le imprese energivore e sugli incentivi, che la FIRE ha condotto nel 2018.

Sono 2.315 gli energy manager nominati nel 2017 (1.564 da soggetti obbligati e 751 da soggetti non obbligati), ciò significa che rispetto agli anni precedenti continua il trend di crescita, che si aggira intorno al 6% in 4 anni per i soggetti obbligati e all’11% in 15 anni includendo anche le nomine di soggetti non obbligati. Questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto che FIRE redige annualmente sulla figura professionale e che quest’anno contiene due indagini, una sugli incentivi e l’altra sulle agevolazioni per le imprese energivore.

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Nuove frontiere dell’energy management

energy management of trump's hair

L’intervento sull’evoluzione dell’approccio alla gestione dell’energia nelle imprese, alla luce delle trasformazioni del mercato, di industria 4.0 e dell’Accordo di Parigi (con buona pace di Trump) alla conferenza organizzata dalla Fondazione Megalia. Nella presentazione ho illustrato alcuni elementi sull’indagine svolta sui benefici multipli dell’efficienza energetica che saranno approfonditi nel Rapporto annuale sugli energy manager che sarà presentato il prossimo 7 luglio al MiSE. E, dopo gli esempi di imprese che hanno abbracciato una visione olistica dell’energy management – rivolta non solo al proprio interno, ma anche alla catena di distribuzione e all’uso dei propri prodotti e servizi da parte dei clienti – ho lasciato il compito per casa che vedete sopra nell’immagine: come fare la messa in piega in modo efficiente al ciuffo di Trump. Siete liberi di fare proposte al riguardo, ovviamente!

Il presidente degli Stati Uniti evidentemente ha annunciato la decisione di uscire dall’Accordo di Parigi adducendo motivazioni inconsistenti se non risibili. Un chiaro esempio di come si possa negare qualunque fatto o realtà senza portare nessuna prova a sostegno delle proprie tesi. Peccato ci sia di mezzo il nostro destino… Di certo una notizia non buona per la comunità internazionale, ma l’elemento confortante è che sono le imprese leader di mercato ad aver avviato un cambiamento di approccio alla gestione dell’energia negli scorsi anni che risponde agli stimoli di Parigi.

L’efficienza energetica non è che una delle leve a disposizione per ridurre l’impatto delle emissioni climalteranti sul clima. Oggi le imprese, per rimanere competitive, sono chiamate a ripensare i propri prodotti e servizi, affinché siano meno impattanti nella fabbricazione e nell’utilizzo finale. Questo comporta una revisione della catena di valore delle imprese, che parte dall’efficientamento della filiera di approvvigionamento e passa per una migliore gestione di tutte le risorse e per l’applicazione dei principi dell’economia circolare, in sinergia con l’energy management presso i propri siti  produttivi.

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Certificati bianchi: una nuova fase partendo da mercato, misura e addizionalità

certificati bianchi mercato addizionalità

I certificati bianchi entrano in una nuova fase con le linee guida del D.M. 11 gennaio 2017. Nuovi progetti ammissibili e metodologie per la valutazione dei risparmi energetici, nuovi criteri sulla misura, ruoli meglio definiti per proponenti e titolari dei progetti sono alcuni degli elementi che le caratterizzano. Gli strumenti di supporto previsti, come le guide operative settoriali e un dialogo costruttivo con gli operatori, dovranno offrire risposte ai principali temi: obiettivi da raggiungere, mercato, complessità delle regole, misura, baseline e addizionalità. Di questi aspetti parlo nella presentazione tenuta come introduzione alla sesta conferenza annuale FIRE sui TEE.

Lo schema dei certificati bianchi ha consentito di conseguire risultati ragguardevoli, con oltre 24 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) addizionali risparmiate. Le nuove linee guida, emanate ad aprile con la pubblicazione del D.M. 11 gennaio 2017, sono viste dagli operatori con una certa cautela in merito a temi quali la misura dei consumi ante intervento, l’addizionalità, i progetti ammissibili e i campioni da sottoporre a misura nei nuovi progetti standard, ma anche con un atteggiamento positivo, confidando in una maggiore opportunità di dialogo e confronto con le istituzioni.

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