Bandi regionali per l’efficienza energetica per le PMI: come disegnarli meglio

L’articolo pubblicato su Quotidiano Energia sul tema dei bandi regionali per l’efficienza energetica. Questi possono rappresentare un valido supporto per le PMI, ma spesso vengono sfruttati poco in quanto troppo complessi. Un uso intelligente delle regole sugli aiuti di stato, e in particolare del Regolamento GBER e del Regolamento De minimis, consente di rendere il bando più appetibile ed adattabile alle esigenze dell’amministrazione, interessata a sviluppare l’economia del territorio, e delle imprese, stimolate a investire nella riqualificazione energetica dei processi e dei servizi.

Negli ultimi anni i bandi regionali a sostegno dell’efficienza energetica hanno mostrato una partecipazione spesso inferiore rispetto a quelli destinati alle fonti rinnovabili. La questione non riguarda una singola area geografica, ma riflette problematiche diffuse che meritano attenzione per orientare le future politiche di incentivazione. Del resto, problemi simili si sono verificati in passato anche per diversi incentivi destinati alle PMI.

Vale la pena fare qualche considerazione sul perché questo accada e su cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione, anche perché queste risorse non utilizzate rappresentano un’occasione persa.

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L’energia per le piscine: conviene usarla meglio

La pubblicazione di un articolo sulla rivista Sport e Impianti – che cita il secondo rapporto sul tema dell’uso dell’energia e dell’acqua nelle strutture dotate di piscina realizzato da FIRE in collaborazione con Forum Piscine e Congepi – mi offre l’occasione per fare qualche considerazione sulla gestione dell’energia negli impianti sportivi. 
P.S. L’immagine di copertina generata dall’IA stavolta contiene un elemento interessante… È un’esperienza di allenamento che personalmente non ho mai provato…

I gestori di piscine si trovano oggi ad affrontare nuove sfide. L’aumento dei costi energetici e gestionali si somma a un contesto demografico e sociale in cambiamento. Le stime al 2050 indicano una popolazione italiana inferiore ai 50 milioni di abitanti, con una quota significativa sopra i 60 anni. Il 70% circa dei gestori ritiene che questa evoluzione avrà un impatto significativo o molto significativo sull’attività.

L’obiettivo dell’indagine è offrire ai decisori pubblici e ai gestori un quadro aggiornato sui consumi energetici e idrici degli impianti natatori, sulle criticità emergenti e sulle opportunità di intervento, anche in relazione alla digitalizzazione e all’evoluzione del core business. 

All’indagine hanno risposto 108 gestori, di cui 56 in modo completo per un totale di 106 strutture rappresentate. Molti operatori gestiscono infatti più impianti: la media supera le due strutture per gestore e una quota significativa ne amministra più di cinque. Dal punto di vista geografico, il campione è fortemente concentrato al Nord (circa l’87%), con una presenza limitata del Centro e assente del Sud. Il dato non pretende dunque una rappresentatività statistica nazionale piena, ma offre indicazioni comunque significative per il settore.

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Non di soli sconti sulle accise può vivere l’uomo

Alcune considerazioni sulla politica energetica in Italia, partendo dall’assunto che non possiamo continuare a rispondere alla crisi solo con sconti indifferenziati alla accise, scritte per la newsletter FIRE. Dobbiamo calmierare l’inflazione, ma anche spingere su misure strutturali che riducano il problema e ci consentano di recuperare il denaro investito. Propongo tra l’altro la possibilità di introdurre accise differenziate, in modo da agevolare imprese e artigiani da un lato e persone vulnerabili tra l’altro. Non sarebbe certo impossibile adottando approcci già previsti per misure esistenti.

La crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz – che la IEA definisce peggiore di quelle degli anni Settanta – si protrae e le nubi all’orizzonte si fanno sempre più minacciose. Anche a volere rimanere ottimisti, sperando che un accordo sia trovato al più presto in un mondo che ha sostituito la via del confronto e della diplomazia con quella dello scontro e della protervia, per diversi mesi ci confronteremo con una penuria di combustibili fossili e con prezzi elevati. Il quadro è fosco, ma qualcosa possiamo fare.

Partiamo dalla comprensione che lamentarsi per chiedere sconti costosi che bruciano le scarse risorse pubbliche non solo non è utile, ma è dannoso. Attendere sperando in meglio spreca energia e non produce ricchezza, né competitività. Agire usando meglio l’energia e mettendo in cantiere interventi per l’efficientamento energetico e l’adozione di fonti rinnovabili può invece aiutarci a uscire prima da questa crisi e a porre le fondamenta per un sistema energetico più resiliente e meno esposto alla volatilità globale, delle relazioni prima ancora che dei prezzi dell’energia e delle materie prime.

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Efficienza energetica: servono politiche strutturali e non misure emergenziali

È tempo di uscire dalla logica emergenziale e dei bonus per affrontare in modo strutturale il tema dell’efficienza energetica in ottica di competitività. Di seguito una sintesi delle proposte inserite nel documento FIRE.

Il tema dell’uso dell’energia è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Per la seconda volta in un lustro ci troviamo a gestire una crisi energetica, con prezzi elevati, approvvigionamenti a rischio e un sistema produttivo sotto pressione. Eppure il copione è lo stesso di sempre: si interviene in emergenza, con misure costose e poco efficaci, invece di costruire un sistema strutturalmente più efficiente e resiliente.

FIRE ha elaborato un pacchetto di proposte concrete, con l’obiettivo di rispondere a tre esigenze fondamentali: ridurre i consumi nel breve periodo con interventi immediatamente attuabili, rafforzare strutturalmente il sistema energetico, e aumentare la resilienza e la competitività del Paese nel medio periodo. Non si tratta di richiedere nuovi fondi pubblici, ma di usare meglio gli strumenti disponibili, garantire stabilità alle regole e mettere l’efficienza energetica al centro della politica energetica nazionale.

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L’efficienza energetica conviene e possiamo fare di più 

Il mio intervento sull’utilità dell’efficienza energetica alla conferenza stampa di lancio del Green Energy Day (GED) organizzato dal Coordinamento FREE, giunto alla terza edizione. 

La risposta più semplice alla domanda su come si fa l’efficienza energetica ce la dà chi già la pratica. Realtà come ADR, che ci ha ospitato nella presentazione del GED 2026, e più in generale le aziende leader nei propri settori, dimostrano che una buona gestione aziendale include quasi sempre un uso efficiente dell’energia. Non per obbligo, ma perché conviene e per l’attitudine a un management efficace. E questo vale in tutti i settori, indipendentemente dalla dimensione o dal comparto produttivo.

Un risparmio annuo che vale 40-50 miliardi di euro

FIRE gestisce le nomine degli energy manager e ha quindi una visione molto ampia su come le imprese e gli enti si misurano con il tema dell’energia. I dati confermano quello che l’esperienza sul campo suggerisce: usare meglio l’energia produce vantaggi concreti e misurabili.

Dal 2000 al 2023, secondo i dati Odysse-Mure, il risparmio energetico conseguito in Italia – considerando sia la generazione elettrica che gli usi finali – vale quantitativamente più di qualsiasi altra fonte fossile. Se non avessimo investito in efficienza energetica in questi anni, la bolletta energetica nazionale sarebbe oggi più pesante nell’ordine di 40-50 miliardi di euro all’anno a prezzi normali di mercato. Nelle fasi di prezzi alti, come quella attuale, questa cifra sale ulteriormente.

Il beneficio non è solo economico. Ridurre i consumi significa ridurre l’inquinamento e le emissioni di gas serra, migliorare la competitività delle imprese e alleggerire la pressione sulle famiglie, che possono così destinare le proprie risorse per andare incontro alle proprie esigenze, anziché al pagamento delle bollette. Significa inoltre attivare una filiera fortemente nazionale ed europea. Anche per soluzioni come il fotovoltaico è così: pannelli e inverter arrivano quasi tutti dall’estremo oriente, ma il resto delle attività, che vale mediamente un 70-80% dell’investimento, è collegato in buona parte a filiere nazionali ed europee.

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