Efficienza energetica: quali priorità?

idee per l'efficeinza energetica

Il dibattito sull’energia si fa sempre più complicato, fra l’urgenza di intervenire per contrastare il cambiamento climatico, la difficoltà di raggiungere gli obiettivi al 2020 e al 2030 (per quanto non in linea con quanto richiesto dall’Accordo di Parigi), la sfida di trasformare il settore energetico in modo drastico (e la storia insegna che ci vuole tempo). Nell’articolo di seguito provo a sintetizzare alcuni punti che ritengo prioritari, onde evitare di perdersi fra gli slogan, salvo poi scoprire che non si hanno le risorse per fare ciò che si vorrebbe.

Pubblicato sul blog della FIRE.

Secondo la banca dati Odyssee, che va a decomporre la riduzione o l’aumento dei consumi energetici in funzione delle varie componenti (e.g. andamento dell’economia, clima, struttura della produzione industriale, etc.), dal 2000 al 2015 l’Italia ha registrato un calo dei consumi nell’ordine dei 9 Mtep e parallelamente una diminuzione dei consumi legati all’efficienza energetica nell’ordine di 20 Mtep. Quest’ultimo dato va però a bilanciare quantitativamente tre elementi collegati a un aumento dei consumi, che sono: 

  • l’inefficienza dei sistemi (legati ad esempio alla logistica non ottimizzata o alla produzione nel manifatturiero che non raggiunge risultati massimi per ragioni di mercato o altro);
  • la variazione degli stili di vita (e.g. diffusione della climatizzazione estiva, nuovi dispositivi di consumo, uso dei trasporti, etc.); 
  • la variazione demografica nel nostro Paese. 
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Energy manager: continua la crescita

cover rapporto FIRE energy manager 2018

Per portare avanti un’azione efficace di contrasto ai cambiamenti climatici le politiche non bastano, tanto più se non sono solide e di lungo periodo. Occorrono persone competenti che possano aiutare imprese, enti e famiglie a individuare e realizzare le possibili soluzioni mirate all’efficientamento energetico e all’adozione di fonti rinnovabili. Ciò è particolarmente vero per l’efficienza energetica, caratterizzata da una complessità di fondo che richiede figure qualificate per poter essere elaborata e superata con successo. Fra i soggetti che giocano un ruolo importante l’energy manager è uno dei principali, dunque è utile verificarne la presenza nel nostro Paese.

La presentazione del rapporto FIRE sugli energy manager nominati nel 2018 è stata l’occasione per constatare un’ulteriore crescita degli energy manager nel nostro Paese: in cinque anni +8% per i soggetti obbligati e +12% per quelli totali, comprendendo anche le nomine volontarie. Un dato incoraggiante, perché testimonia un’attenzione crescente ai temi energetico-ambientali.

Peccato che questo trend non sia riscontrabile nella pubblica amministrazione, che continua a latitare ad ogni livello, centrale e locale. Peccato perché la mancanza della nomina spesso è indice di un’azione insufficiente sul fronte della riqualificazione energetica (i.e. gli enti pubblici continuano a spendere molto più di quello che potrebbero). Ma, quel che è peggio, viene a mancare quella funzione di guida ed esempio che dovrebbe svolgere chi poi chiede – e sempre più chiederà – a imprese e cittadini di fare sacrifici nell’interesse dell’ambiente.

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Fotovoltaico: considerazioni e prospettive

autoconsumo fotovoltaico

Per il fotovoltaico è attesa nel prossimo decennio una crescita tumultuosa nel nostro Paese. Si dovrebbe passare da 20 GW a 50 GW, andando a coprire una quota ancora più ampia dei consumi (oggi siamo intorno al 7% del consumo interno lordo). Diversi elementi al contorno incideranno comunque sui risultati effettivi, sia in senso positivo che negativo: l’evoluzione del mercato elettrico, le regole del gioco, lo sviluppo tecnologico del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo. Nella presentazione provo a sintetizzare la situazione e le prospettive.

Il posizionamento dell’Italia rispetto al fotovoltaico è di tutto rispetto: nel 2018 eravamo il sesto Paese al mondo in termini di potenza installata. Un crescita in larga parte dovuta ai generosi incentivi dell’era dei conti energia, ma comunque proseguita anche successivamente con un tasso di circa il 2% annuo. Nel frattempo le prestazioni delle soluzioni disponibili sono migliorate e i costi diminuiti, tanto che già oggi in alcune aree il fotovoltaico di grande taglia è concorrenziale con la generazione tradizionale. Del resto il levelised cost of energy (LCOE), l’indice che valuta il costo attualizzato del kWh generato dal fotovoltaico, è diminuito dal 2012 al 2018 del 57% per le grandi taglie e di oltre il 100% per quelle piccole, secondo i dati comunicati da Althesis nel loro rapporto annuale.

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Osservazioni sul fotovoltaico basate sulla nuova piattaforma TERNA

generazione elettrica in tempo reale

La disponibilità dei dati è fondamentale per capire come cambia il sistema elettrico e come aumentare nei prossimi anni la quota di fonti rinnovabili non programmabili. Terna ha da poco avviato una nuova piattaforma di condivisione dei dati di carico e generazione che rappresenta un buon passo avanti rispetto al passato. Nell’articolo seguente, scritto con Giuseppe Tomassetti di FIRE, abbiamo provato a fare qualche prima considerazione sul fotovoltaico, soluzione fondamentale nell’ambito del processo di trasformazione del sistema elettrico.

Pubblicato su Staffetta Quotidiana.

Da pochi giorni nel sito di Terna è aperta una piattaforma che mette a disposizione degli operatori i dati orari della domanda sulla rete elettrica e del contributo che le varie fonti di energia danno alla sua copertura, in forma di grafico, a partire dal 2015. I grafici possono essere giornalieri, mensili, annuali o per un periodo selezionato, a seconda del tipo di informazioni richieste (e.g. la domanda di energia, il contributo alla generazione di ciascuna delle diverse fonti e degli autoconsumi, i flussi sulle reti). La figura di copertina consente, ad esempio, di verificare il contributo delle diverse fonti e, finalmente, dell’autoconsumo, sulla generazione il 25 luglio 2019.

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Cultura dell’energia ed energy manager

figura tratta da smart city radio24

La crescita degli energy manager è un buon segnale: ci dice che aumenta la sensibilità verso i temi energetici e ambientali e, considerando anche la crescita delle organizzazioni certificate ISO 50001, che migliora la possibilità di vedere realizzati interventi volti a un utilizzo razionale dell’energia. Meno bene, purtroppo, il dato sulla pubblica amministrazione. Ne abbiamo parlato con Maurizio Melis nell’intervista radiofonica su Smart City, la trasmissione di Radio 24, il 26 giugno.

La decarbonizzazione richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, come ho ricordato ad esempio nell’audizione alla X Commissione della Camera e a Enermanagement, non può che passare attraverso un cambiamento comportamentale rilevante. Non basterà infatti efficientare l’uso delle risorse in ottica politiche correnti. Occorre dunque insistere con l’informazione e la formazione, per diffondere sempre più una cultura dell’energia e qualificare i professionisti e gli operatori di settore.

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