Insieme ce la faremo

Bandiere sul Quirinale Dario Di Santo

Un breve messaggio per esprimere la mia vicinanza a tutti coloro che stanno passando momenti difficili: a chi è malato, a chi è solo, a chi vede il proprio lavoro a rischio, a chi è in ferie forzate, a chi continua a lavorare per assicurare i servizi essenziali a tutti noi, a chi si barcamena fra smart working e “smart schooling”, a chi antepone il Paese ai propri interessi, a chi ha paura, a chi ha perso i propri cari senza potergli stare vicino.

Come ogni esperienza forte, il corona virus lascerà ferite da medicare, ma è anche una grande occasione per riscoprire i valori della solidarietà, della collaborazione, della famiglia, dell’unità, del costruire insieme un futuro migliore. Un’occasione per comprendere ciò che conta e ritrovare sé stessi. Un’opportunità, infine, per scoprire un nuovo modo di affrontare la quotidianità, più sostenibile, più intelligente, perché, come ha detto papa Francesco, non si può pensare di vivere sani in un pianeta malato.

Teniamo duro! Insieme ce la faremo!

Considerazioni sull’ecobonus al 110%

casa ecologica

Riporto qui alcune considerazioni molto sintetiche sulla proposta di ecobonus al 110% di cui si sta parlando. Dare priorità a interventi che favoriscano la sostenibilità ambientale e sociale è fondamentale, ma per farlo occorrono misure che siano sostenibili anche economicamente, altrimenti creeremo l’ennesima bolla a favore di pochi speculatori, incapace di produrre i risultati auspicati. La speranza è che il Governo sappia produrre una politica sostenibile in tutti i sensi.

Purtroppo non abbiamo a disposizione un cheat code per le risorse infinite come in alcuni videogiochi, nemmeno se potessimo contare su fondi messi a disposizione dall’Europa (che poi saremmo sempre noi), altrimenti l’idea dell’ecobonus drogato farebbe tutti contenti: banche, imprese, cittadini e società. Che cosa volere di più di una misura che consente ai cittadini di riqualificare le proprie villette senza spendere un euro (direttamente, perché poi il debito pubblico si chiama così perché rientra dalla finestra, anche col triplo vetro), alle imprese di intervenire certi di poter cedere quanto speso alle banche, e a queste ultime di garantirsi comunque un tornaconto grazie allo sforamento del 100% delle spese sostenute.

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Il ruolo dell’uso razionale dell’energia post-crisi Covid-19

FIRE Buona pratica settore energetico

Tutti noi abbiamo desiderio di tornare alla normalità, dopo mesi di reclusione e difficoltà. Se l’idea fosse quella tornare alla normalità del “prima”, però, penso che avremmo perso una grande occasione e non usciremo mai da questa crisi, come non ci siamo mai ripresi da quella del 2007-2008. È evidente che il modello di crescita e vita che abbiamo costruito nell’ultimo secolo non è sostenibile. Ha certamente consentito di raggiungere grandi risultati su diversi fronti a livello globale, ma negli ultimi anni ha portato a un aumento delle diseguaglianze e ci ha messi di fronte a cambiamenti climatici dal forte impatto sociale ed economico. È dunque fondamentale uscire dalla crisi con una nuova visione, capace di coniugare sostenibilità e ricostruzione, crescita e uguaglianza. L’uso razionale dell’energia è una delle basi su cui costruire tutto questo e in questo articolo, pubblicato su Qualenergia, cerco di evidenziare che ruolo potrebbe giocare. 

Non è difficile prevedere che la pandemia produrrà una crisi economica e sociale profonda. Troppe sono infatti le attività in difficoltà perché ferme e, in alcuni casi, con prospettive di ripresa magre per l’anno in corso. Così come tante sono le famiglie che si trovano ad affrontare situazioni complicate per problemi economici o per le difficoltà di gestire i figli con le scuole chiuse nel momento in cui torneranno in ufficio. Certamente ci sono anche imprese e famiglie che sono state meno colpite o che addirittura hanno visto un miglioramento della situazione, ma sono solo una parte del tutto. È chissà quanto ci vorrà prima di liberarsi di questo virus. 

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Why some invest in energy efficiency and some don’t?

are there solutions to make energy efficiency more attractive?

That was more or less the question I was confronted with at the Eufores webinar The Green Deal and the National Energy and Climate Plans in Italy. More or less, because the original title stated “if energy efficiency makes business sense, why do some invest, and others don’t”, adding thus that energy efficiency makes business sense, so that the fact the some don’t invest appears even more strange. Let’s see if this is true and what can we do to add people the party that choses to act, with benefits both for him/his company and for us all.

In fact energy efficiency is usually considered cost effective, and that’s the reason why many think it should make business sense. Unfortunately that’s not the case. In my opinion, in fact, the main issue with energy efficiency is that it is unattractive. This is a serious issue, because many of our choices are emotional, not rational, and so unattractiveness wins against cost effectiveness. Nevertheless many invest, meaning that it is not all lost, and that there are options to overcome energy efficiency unattractiveness.

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Comunità energetiche rinnovabili

mappa comunità energetiche

La nuova direttiva sulle fonti rinnovabili pubblicata nel 2018, che sarà recepita quest’anno, promuove l’autoconsumo anche in realtà come i condomini e introduce un nuovo soggetto: le comunità energetiche rinnovabili. Cosa sono? Perché rappresentano un’opportunità interessante per la generazione distribuita? Quali sono le sfide da affrontare? Ne ho parlato nell’articolo seguente, pubblicato su RiEnergia.

L’Italia con la legge 9 del 1991 avviò una trasformazione importante del sistema elettrico, creando le premesse per la diffusione della generazione distribuita, a testimonianza del ruolo di leader svolto dal nostro Paese sul tema. Inizialmente si diffusero i sistemi di cogenerazione, più convenienti e meglio promossi dal provvedimento CIP 6/92 di quelli alimentati da fonti rinnovabili. In seguito, sulla scia di diversi schemi di incentivazione, è toccato alle fonti rinnovabili (anche se non sempre finalizzate all’autoconsumo). Nel giro di trent’anni il cambiamento è stato rilevante: oggi abbiamo il 55% circa della produzione termoelettrica lorda proveniente da cogenerazione (con un rendimento medio di utilizzo dei combustibili del 53% circa) e il 18% del consumo interno lordo coperto da fotovoltaico, eolico e bioenergie (rapporto Terna 2018).

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