Le imprese e le famiglie affrontano tre grandi sfide: la sicurezza energetica, i costi della bolletta e la necessità di decarbonizzare l’economia. La politica energetica è chiamata a dipanare questi nodi, ma purtroppo non è adeguata. Guardando al breve periodo preferisce ignorare una serie di necessità e di percorrere strade semplici e facili da vendere agli elettori, ma purtroppo inadeguate a lanciare investimenti e produrre miglioramenti strutturali. Nell’articolo, scritto per aprire il dossier sulle proposte degli stakeholder illustrate nel numero 3/2026 di Gestione Energia, cerco di evidenziare problematiche e possibili soluzioni, rimandando alla strategia energetica FIRE per approfondimenti.
L’ultima politica introdotta dal Governo è il taglio del bollo per un anno, per motocicli e veicoli sotto gli 80 kW. È un po’ come i continui interventi sulle accise dei prodotti petroliferi: sono misure pensate più per ingraziarsi una parte degli elettori che per sostenere l’economia e produrre effetti positivi strutturali. Non inducono infatti a modifiche di comportamenti o di business, né stimolano investimenti su impianti e infrastrutture. In compenso costano tanto e riducono le già scarse risorse del Paese.
Nessuno pretende che il Governo abbia la bacchetta magica e risolva d’incanto i problemi con cui ci confrontiamo, tanto più in una situazione in cui alle problematiche nazionali si aggiungono venti di regressione umana, comunitaria e geopolitica difficili anche solo da immaginare fino a qualche anno fa. Ma qualcosa di più concreto si potrebbe di certo ottenere.
In materia energetica, che è quella che ci interessa, la premessa è che abbiamo le seguenti criticità da affrontare: continuità degli approvvigionamenti, costi energetici per imprese e famiglie, decarbonizzazione.
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