Bandi regionali per l’efficienza energetica per le PMI: come disegnarli meglio

L’articolo pubblicato su Quotidiano Energia sul tema dei bandi regionali per l’efficienza energetica. Questi possono rappresentare un valido supporto per le PMI, ma spesso vengono sfruttati poco in quanto troppo complessi. Un uso intelligente delle regole sugli aiuti di stato, e in particolare del Regolamento GBER e del Regolamento De minimis, consente di rendere il bando più appetibile ed adattabile alle esigenze dell’amministrazione, interessata a sviluppare l’economia del territorio, e delle imprese, stimolate a investire nella riqualificazione energetica dei processi e dei servizi.

Negli ultimi anni i bandi regionali a sostegno dell’efficienza energetica hanno mostrato una partecipazione spesso inferiore rispetto a quelli destinati alle fonti rinnovabili. La questione non riguarda una singola area geografica, ma riflette problematiche diffuse che meritano attenzione per orientare le future politiche di incentivazione. Del resto, problemi simili si sono verificati in passato anche per diversi incentivi destinati alle PMI.

Vale la pena fare qualche considerazione sul perché questo accada e su cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione, anche perché queste risorse non utilizzate rappresentano un’occasione persa.

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Governare la transizione energetica

Considerazioni su come governare la transizione energetica e su cosa ci servirebbe per migliorare le politiche e la loro gestione. Credo che se parlassimo meno di tecnologie e più di organizzazione, competenze, responsabilità e qualità delle decisioni potremmo ottenere molti più risultati e rilanciare una crescita del Paese.
L’articolo è stato pubblicato su Staffetta Quotidiana.

Abbiamo passato anni a discutere di quanta energia produrre, molto meno di come governarla. Il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sulle tecnologie – fotovoltaico, eolico, batterie, nucleare, idrogeno – e molto più raramente sull’organizzazione, sulle competenze, sulle responsabilità, sulla qualità delle decisioni, sulla capacità di esecuzione e sull’uso dei dati.

Eppure nessuna tecnologia produce risultati significativi da sola. Le soluzioni disponibili possono accelerare il cambiamento, ma è la governance a determinare se la transizione avverrà davvero e in che modo. Per trasformare una buona idea in una buona politica servono organizzazioni capaci di pianificare, coordinare, misurare e correggere. Quando questa capacità manca, aumentano i ritardi, gli investimenti non completati, gli obiettivi mancati e la sfiducia verso le nuove iniziative. In altre parole, si sprecano risorse e, come Paese, si rimane indietro.

In ventisei anni di lavoro nel settore ritengo che il sistema di governo del Paese sia peggiorato: leggi più complesse e nidificate, provvedimenti in contrasto e minore chiarezza sugli obiettivi strategici. Ad esempio, da un lato abbiamo obiettivi ambiziosi sulle rinnovabili, incentivi, semplificazioni di alcuni processi, dall’altro ritardi e conflitti sulle aree idonee, enti locali e soprintendenze che praticano approcci totalmente differenti in parti diverse d’Italia, connessioni gestite in modo non efficace, etc., il tutto condito da un dibattito politico in cui le rinnovabili sono fondamentali un giorno e insignificanti quello successivo. Il risultato è che si cresce meno del previsto e a costi decisamente più alti per il singolo e per il sistema, non si conseguono i benefici possibili in termini di costo dell’energia e di sicurezza energetica e gli investitori non sanno dove mettere i soldi.

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Cogenerazione: un futuro da costruire

La cogenerazione, intesa anzitutto come produzione combinata di elettricità e calore per usi di processo o di climatizzazione, è una delle risorse più preziose del sistema energetico italiano, e al tempo stesso una delle più trascurate dal dibattito pubblico. Ho avuto l’occasione di intervenire al convegno organizzato ieri da Italcogen, in cui è stato presentato uno studio sul futuro della cogenerazione nell’ambito della transizione energetica. Di seguito condivido la prospettiva di FIRE su questo tema che seguo fin dall’inizio della mia carriera professionale.

In merito all’importanza della cogenerazione per il sistema energetico, i numeri tratti dal rapporto Terna parlano chiaro: nel 2024 il 60% dell’energia prodotta da impianti termoelettrici nel nostro Paese proveniva da impianti di produzione combinata di calore ed elettricità (91 TWh a fronte di 151 TWh). Questo significa che il 35% di tutta l’energia prodotta in Italia – pari a 264 TWh – veniva dalla cogenerazione. Gli impianti cogenerativi nello stesso anno producevano inoltre 44 TWh di calore utile. 

Una soluzione che dunque non può essere ignorata quando si discute di transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale. Tanto più di recente, essendo messa in discussione da una serie di provvedimenti e, soprattutto, dalla mancanza di chiarimenti sulla loro attuazione.

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Flessibilità per la gestione dell’energia: perché ci serve, come attuarla

Perché la flessibilità per la gestione dell’energia ci serve? Come si può attuare? Quali misure dovrebbero predisporre i policy maker? Sono alcune delle questioni affrontate nel convegno FIRE su questo tema tenuto il 18 giugno a Roma. Di seguito una sintesi del mio intervento e delle risultanze dello studio Flessibilità nell’energy management di cui sono coautore.

Il sistema energetico sta cambiando rapidamente e le imprese si trovano a dover rispondere a sfide sempre più complesse: prezzi elevati e volatili, difficoltà autorizzative, trasformazione strutturale della rete elettrica, che include l’aumento dei consumi per data center ed elettrificazione. FIRE ha affrontato questi temi in un convegno dedicato alla flessibilità nell’energy management, nell’ambito del quale è stato presentato lo studio Flessibilità nell’energy management, realizzato grazie al supporto della Bette Mebane Fellowship Grant e disponibile gratuitamente al link https://fire-italia.org/flessibilita-nellenergy-management. Di seguito una sintesi ragionata degli argomenti trattati.

Le pressioni sulle imprese

Il punto di partenza è la situazione in cui si trovano oggi i consumatori di energia di medio-grande dimensione. Ci sono almeno tre questioni rilevanti.

La prima è il prezzo elevato dell’energia, anche se, rispetto alla narrativa diffusa, va detto che la situazione dipende molto dal soggetto: alcuni settori e alcune categorie di utenti sono relativamente meno esposti, mentre altri scontano un differenziale rispetto alla concorrenza europea o internazionale che può incidere sulla competitività. 

La seconda, forse più trasversale, è la volatilità crescente, frutto sia delle tensioni geopolitiche mondiali che delle trasformazioni strutturali in atto nel sistema energetico, in particolare in quello elettrico.

La terza è un contesto normativo e autorizzativo che non sempre offre una visione chiara: autorizzazioni lente, vincoli di rete, un quadro regolatorio non ancora adeguato alle nuove caratteristiche del sistema, che in qualche misura frenano sia la generazione distribuita che l’elettrificazione dei consumi.

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Non di soli sconti sulle accise può vivere l’uomo

Alcune considerazioni sulla politica energetica in Italia, partendo dall’assunto che non possiamo continuare a rispondere alla crisi solo con sconti indifferenziati alla accise, scritte per la newsletter FIRE. Dobbiamo calmierare l’inflazione, ma anche spingere su misure strutturali che riducano il problema e ci consentano di recuperare il denaro investito. Propongo tra l’altro la possibilità di introdurre accise differenziate, in modo da agevolare imprese e artigiani da un lato e persone vulnerabili tra l’altro. Non sarebbe certo impossibile adottando approcci già previsti per misure esistenti.

La crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz – che la IEA definisce peggiore di quelle degli anni Settanta – si protrae e le nubi all’orizzonte si fanno sempre più minacciose. Anche a volere rimanere ottimisti, sperando che un accordo sia trovato al più presto in un mondo che ha sostituito la via del confronto e della diplomazia con quella dello scontro e della protervia, per diversi mesi ci confronteremo con una penuria di combustibili fossili e con prezzi elevati. Il quadro è fosco, ma qualcosa possiamo fare.

Partiamo dalla comprensione che lamentarsi per chiedere sconti costosi che bruciano le scarse risorse pubbliche non solo non è utile, ma è dannoso. Attendere sperando in meglio spreca energia e non produce ricchezza, né competitività. Agire usando meglio l’energia e mettendo in cantiere interventi per l’efficientamento energetico e l’adozione di fonti rinnovabili può invece aiutarci a uscire prima da questa crisi e a porre le fondamenta per un sistema energetico più resiliente e meno esposto alla volatilità globale, delle relazioni prima ancora che dei prezzi dell’energia e delle materie prime.

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