Audizione sul PNIEC

Il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) individua la strategia e le misure politiche per traghettarci verso il 2030. Nei prossimi mesi sarà emanata la versione finale del documento, pubblicato in bozza lo scorso anno. Oltre alle indicazioni ricevute da Bruxelles, in questi giorni le commissioni ambiente e attività produttive della Camera hanno avviato un ciclo di audizioni informali. Di seguito sono disponibili l’audizione integrale e il documento presentato da FIRE.

I temi principali riguardano l’importanza di portare avanti tutte le soluzioni disponibili per la decarbonizzazione, in tutti i settori, in un’ottica di lungo periodo, traguardata al 2050, e la necessità di mettere la riduzione della domanda di energia e l’efficienza energetica al centro della strategia.

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Vacanze di Natale

L’articolo di fine anno per la newsletter FIRE. COP 28, direttive comunitarie, PNIEC, mercato e cinepanettoni gli argomenti trattati.

La scorsa settimana si è chiusa la COP 28, ossia la ventottesima riunione dell’organo decisionale dell’UNFCCC (UN Climate Change – United Nations framework convention on climate change), l’organismo creato nel 1992 per rispondere alla minaccia dei cambiamenti climatici. La prima COP risale al 1995 e da allora si sono fatti diversi passi avanti, sebbene la complessità degli accordi quadro internazionali allargati sia tale da aver reso il percorso condiviso del tutto inadeguato alla sfida climatica. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo allietarci per due risultati: ci sono nell’accordo l’uscita progressiva dai combustibili fossili, accelerando l’azione in questo decennio e puntando alla neutralità carbonica al 2050, e l’obiettivo di raddoppiare l’efficienza energetica e triplicare le fonti rinnovabili al 2030. C’è però ancora molto da fare per attivare le risorse economiche destinate ai Paesi in via di sviluppo e per gestire lo scambio di emissioni. Senza dubbio rimangano diversi aspetti fumosi che rendono, purtroppo, il target al 2030 sopra indicato poco probabile. Ad ogni modo al puzzle si aggiungono via via nuovi pezzi e questo va bene: le figure si fanno via via più chiare e, se aumentano le persone che cercano le parti mancanti per completarlo, il processo può prendere pieghe interessanti.

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Il nuovo Piano italiano per l’energia e il clima

Quando la bozza del nuovo Piano italiano per l’energia e il clima è stata inviata alla Commissione europea, in molti ne hanno contestato la mancanza di ambizione. Sebbene possa essere migliorato, io la penso diversamente, non solo perché la maggior parte degli obiettivi sono in linea con quanto chiesto da Bruxelles. Credo infatti che il punto cruciale non siano i target, comunque difficili da raggiungere se confrontati con le traiettorie recenti di efficienza energetica, rinnovabili ed emissioni, ma ciò che può farci entrare in una nuova fase economica. In una nuova crescita capace di portarci verso gli obiettivi di decarbonizzazione. Su questo dovrebbe essere migliorato il PNIEC. E per conseguire i risultati necessari servono, prima di tutto, nuovi leader, nuovi politici, nuovi manager, nuovi cittadini. Non nel senso che dobbiamo rottamare quel che abbiamo, ma che dobbiamo cominciare a pensare in modo diverso.

Di seguito il contenuto dell’articolo pubblicato a luglio su Qualenergia. Lo propongo ora sul blog per sollecitare un’azione corale ed evitare che il tema finisca dimenticato dopo il clamore in corrispondenza della pubblicazione.

Qualche osservazione sul Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) inviato a Bruxelles, con riferimento all’uso razionale dell’energia per imprese, enti e famiglie. Il documento a mio avviso è una buona base di partenza per arrivare alla formulazione finale la prossima estate. Più che per una discussione sugli obiettivi, che presentano alcune criticità come riportato in seguito rispetto alle richieste comunitarie, credo sia importante sfruttare i prossimi mesi per un dibattito ampio con gli stakeholder per:

  • identificare più in dettaglio cosa occorra per tradurre i target in realtà (cosa non scontata considerando le traiettorie degli ultimi anni);
  • cercare di colmare il divario sui consumi finali e sulle emissioni di edifici e trasporti (importante per le ripercussioni su tutto il resto delle azioni);
  • ragionare su come superare alcune barriere importanti esplicitate poco nell’attuale versione;
  • integrare il Piano con misure per l’attivazione del potenziale legato al cambiamento dei modelli di business e degli stili di vita;
  • affiancare al PNIEC una valutazione approfondita sull’evoluzione possibile delle filiere industriali e dei servizi e di come questo si possa integrare in termini positivi con la transizione energetica. 
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Il PNIEC che vorrei

Qualche considerazione sul PNIEC che vorrei. Il Piano su energia e clima a breve sarà infatti pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e definirà gli aspetti fondamentali delle politiche energetica da qui al 2030. Di base gli aspetti per me importanti sono: la necessità di attivare tutte le parti in modo collaborativo, l’importanza di supportare lo sviluppo delle filiere delle varie tecnologie coinvolte nella transizione energetica, l’opportunità di introdurre misure per favorire il finanziamento tramite terzi, l’esigenza di politiche efficienti ed efficaci e, per quanto apparentemente utopico, il bisogno di una governance funzionale e in grado di stimolare l’innovazione, non solo tecnologica. Perché gli obiettivi della decarbonizzazione sono impossibili da raggiungere con lo status quo, ma nulla è impossibile se si vuole e si dà la possibilità alle persone di esprimere il proprio potenziale.

L’articolo è stato pubblicato originariamente sulla newsletter FIRE.

Il PNIEC

Il Piano nazionale integrato energia e clima si avvia ad essere licenziato. È un documento programmatico richiesto dall’Europa ai Paesi membri sia per potere valutare meglio la fattibilità degli obiettivi in materia di clima ed energia e l’adeguatezza dell’acquis communautaire in tal senso, sia per aiutare gli stessi compilatori a definire un piano di azione efficace per raggiungere, attraverso leggi e strumenti nazionali, i traguardi di riduzione delle emissioni di gas serra impostati. In un certo senso si tratta di un tentativo di portare il sistema legislativo e regolatorio a un approccio di miglioramento continuo propria dei sistemi di gestione. Di seguito voglio condividere qualche considerazione sul PNIEC che vorrei, anche se so che quello che uscirà sarà diverso (per carità, forse meglio così).

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Politiche per riqualificare gli edifici

mappa comunità energetiche

Si è parlato della nuova direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici e di opportunità di intervento al convegno sulle politiche per riqualificare gli edifici organizzato da FIRE in collaborazione con GBC Italia e il Coordinamento FREE. L’obiettivo è promuovere un piano di ristrutturazione ampio per gli immobili. Una grande opportunità di investimento per rilanciare il settore delle costruzioni, migliorare i nostri immobili sotto il profilo energetico, ambientale, della sicurezza e della salubrità. Nella mia presentazione parlo delle politiche esistenti per la riqualificazione degli edifici e delle modifiche in discussione a livello comunitario.

Negli ultimi giorni si è molto dibattuto, come al solito anche a sproposito, della proposta di modifica della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici in discussione a Bruxelles. In particolare ha destato dibattiti accesi la previsione di riqualificare obbligatoriamente tutti gli immobili – a parte alcune eccezioni – entro il 2030 in classe E ed entro il 2033 in classe D. Si passa da chi ha dipinto ciò come una patrimoniale, il che non ha senso, trattandosi di investimenti che oggi possono avere un tempo di ritorno inferiore ai dieci anni con gli incentivi disponibili. D’altra parte nel nostro Paese, caratterizzato da fasce climatiche molto diverse e un parco edifici che spazia da quelli medievali a quelli realizzati fra gli anni Sessanta e Settanta, non prevedere esenzioni per gli edifici in zona climatica A, B e C e per quelli antichi, seppur non di pregio storico-architettonico, non avrebbe senso.

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