TEE: un miglioramento sostanziale c’è già

schema decreto tee

Qualche considerazione sul meccanismo dei certificati bianchi. Lo schema di decreto in uscita apporta una serie di innovazioni interessanti e prevede una riduzione per gli obblighi al 2020 e la definizione di quelli per il quadriennio 2021-2024. Proprio questo aspetto è stato oggetto di diverse critiche e osservazioni. Ma non ne sono mancate anche ad altri elementi. Sebbene i punti migliorabili non manchino, e del resto ho contribuito ad elencarne un po’ nel documento di osservazioni FIRE inviato al Senato, a me sembra che sia utile sottolineare gli elementi positivi. Non solo in merito alle novità previste, ma anche a notizie che consentono di assumere una moderata fiducia. Nell’articolo spiego perché penso che sui TEE un miglioramento sostanziale c’è già.

Articolo pubblicato su Staffetta Quotidiana il 30 aprile 2021.

In questi giorni sono girate numerose osservazioni sullo schema di decreto sui certificati bianchi. Preoccupano i tempi, considerando che si tratta di un decreto in via di approvazione e pubblicazione, la cui uscita a breve sarebbe essenziale, visti gli adempimenti legati alle scadenze per gli obblighi e a quelle per l’acquisto dei famigerati titoli virtuali. Sarebbe, perché ancora non è nemmeno programmata la Conferenza Stato-Regioni in cui dovrebbe essere discusso, per cui temo serva una proroga legislativa delle scadenze, onde evitare problemi potenzialmente anche seri. Certo, ci fosse stata una consultazione adeguata lo scorso anno ora sarebbe stato tutto più fluido. Speriamo che il Ministero della transizione ecologica faccia del coinvolgimento dei portatori di interesse una prassi abituale, come avviene a livello comunitario e nei Paesi considerati avanzati. 

Diversi documenti di osservazioni inviati alla X Commissione del Senato usano toni molto critici sullo schema di decreto. Uno degli oggetti principali dei commenti negativi è la riduzione degli obblighi, tema su cui mi sento di fare qualche considerazione. 

Non c’è dubbio che sia opportuno fare di più nella logica della decarbonizzazione e che lo schema dei certificati bianchi consentirebbe di raggiungere risultati interessanti con un costo-efficacia ben superiore ad altri strumenti. E, certamente, l’obiettivo al 2020 collegato alla prima direttiva di coprire il 60% dei risparmi con i certificati bianchi è ampiamente saltato. Ma ciò non è accaduto nel 2017 o successivamente, bensì fra 2010 e 2011, quando la crescita di risparmi energetici annui certificati si è arrestata, cominciando un lento declino (figura 1). 

Figura 1. Andamento dei risparmi per anno solare. 

Del resto, il venire meno della cumulabilità con le detrazioni fiscali e l’impossibilità di continuare a presentare progetti su interventi già realizzati, misure a mio avviso condivisibili, non poteva che ridurre il potenziale dell’offerta. Concentrandoci sui soli certificati emessi da nuovi progetti a consuntivo (figura 2), si può constatare facilmente che dal momento in cui è diventato obbligatorio presentare le proposte prima dell’avvio del progetto, i TEE riconducibili a progetti a consuntivo si sono ridotti drasticamente, nonostante la presenza del coefficiente tau (in sostanza i risparmi energetici dal 2012 in poi sono pari a circa un terzo dei TEE rilasciati). 

Figura 2. Andamento dei risparmi generati da nuovi progetti a consuntivo per anno solare. 

Quando si chiede di rivedere al rialzo gli obiettivi nel prossimo quadriennio, dunque, bisogna essere consapevoli che non è un compito facile. Occorre inoltre distinguere fra i risparmi di cui avremmo bisogno per la decarbonizzazione, quelli necessari per gli obiettivi dell’art. 7 della direttiva sull’efficienza energetica, e infine quelli traducibili in obblighi per il meccanismo dei TEE. Meccanismo che per funzionare bene necessita di obiettivi raggiungibili, non potendo permanere in una condizione di mercato corto perenne. 

Partendo dai TEE disponibili sul mercato e tenendo conto del potenziale relativo ai progetti presentati negli ultimi anni e del venire meno dei progetti giunti a fine vita utile, il taglio degli obblighi proposto appare sensato. Anzi, considerando il residuo 2019 e quello aggiuntivo che si creerà sull’obbligo 2020, la condizione di mercato corto permarrà per un po’. Certo, c’è il tema del contenzioso generato a valle delle truffe emerse nel 2017 sulle schede standard, che potrebbe reimmettere sul mercato un quantitativo di TEE non trascurabile. Proprio per l’incertezza collegata a questo tema ritengo utile mantenere l’attuale previsione di incremento automatico degli obblighi in caso di TEE disponibili superiori agli obblighi (totali, non minimi). A prescindere dagli esiti del contenzioso, comunque, visto l’atteso rialzo degli obiettivi al 2030 e le difficoltà insite nell’applicazione del principio “prima l’efficienza energetica”, ritengo fondamentale impegnarsi per fissare e raggiungere obiettivi più consistenti al 2023 e 2024. 

Ciò detto, vorrei condividere due motivi di ottimismo. Anzitutto il fatto che il valore medio di risparmi annui generabili da nuovi progetti PC e PS presentati dal 2018 al 2020 è pari a circa 200 ktep/anno (un potenziale di circa 1,4 milioni di tep/anno su sette anni). Si tratta, come mostra la figura 2, di un valore persino superiore a quanto si è fatto nel 2015 e 2016 (ricordando che i dati della figura vanno divisi per tre per tenere conto del tau, evidentemente). Vero che per i progetti 2018-2020 parliamo di potenziale annuo, mentre nell’altro caso si tratta dei TEE emessi con le prime rendicontazioni, non sempre estese a tutto l’anno e dunque sottostimate rispetto al potenziale effettivo, ma è un segnale positivo. Certo bisogna sperare che questo potenziale si materializzi, visto che a fine 2020 sono stati presentati poco più di 8 ktep di risparmi da PC, quando sarebbe stato lecito attendersene almeno dieci volte tanti. Vedremo nei prossimi mesi se si è trattato di ritardi, su cui può avere inciso anche la pandemia, o, peggio, di un abbandono dei progetti.

L’altro aspetto che vorrei portare all’attenzione è la percentuale di pratiche approvate. Fra il 2015 e il 2017, con riferimento alle vecchie PPPM, il tasso di approvazione delle proposte oscillava fra il 45 e il 57%. In sostanza passava un progetto ogni due presentati. Ovvio che un tale andazzo non ha favorito la corsa all’uso del meccanismo. Da allora, non essendo stato aggiornato il contatore del GSE con i dati su PC e PS, non si era saputo più nulla. Proprio parlando delle opzioni di miglioramento del meccanismo in un incontro con il GSE a marzo, avevamo suggerito di ripristinare un’informativa regolare al riguardo. Tanto più che, con lo sforzo fatto dal Gestore negli ultimi due anni di migliorare la comunicazione con gli operatori, fornire indicazioni sulle cause di rigetto delle pratiche (studi osservazionali) e mettere a disposizione una funzione di supporto più efficace, ci aspettavamo un risultato migliore. 

Ebbene, forse vi sarà sfuggito, ma nella comunicazione sulla situazione a marzo, il GSE, venendo incontro alla richiesta di FIRE, non solo ha aggiunto i dati sulle proposte presentate, oltre a quelle approvate, ma ha indicato le percentuali di approvazione dei progetti. Nel documento si può apprezzare come il tasso di accettazione sia pari all’89% per i PC e le PPPM, al 100% per RC e RS e al 96% per le RVC-C. Solo i PS presentano un dato basso (50%), ma si tratta di sole otto proposte, un numero troppo limitato per tirare somme. Siamo dunque passati da circa il 50% a circa il 90% di proposte approvate, dato peraltro nettamente superiore a quello relativo ai TEE riconosciuti alla cogenerazione ad alto rendimento. 

Una notizia che merita evidenza e che fa ben sperare insieme alle novità contenute nello schema di decreto, tanto più se si riuscirà a recepire una parte delle numerose proposte pervenute al Senato. Concludo dunque dicendo che è vero che ci sono problemi da superare e che lo schema dei certificati bianchi ha subito una gestione discutibile per un certo periodo, ma ci sono segnali che mostrano che lavorando bene a livello legislativo e gestionale la possibilità di ripresa c’è. Si tratta di proseguire sulla strada della collaborazione, dell’ascolto reciproco e della costruzione.  

Sul tema dei certificati bianchi ho di recente rilasciato anche un’intervista per Canale Energia.

Lascia un commento!