Migliorare la competitività con l’energy management

Energy management per la competitività delle imprese

Molti pensano che l’energia sia un costo da sostenere e che usarla meglio si traduca giusto in un risparmio sulle bollette energetiche. Ma l’uso razionale dell’energia – ossia l’adozione di soluzioni per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili – rappresentano una ben già solida e consistente opportunità. È infatti possibile migliorare la competitività con l’energy management, agendo sulla proposta di valore delle imprese e sulle correlate strutture costi e rischi. Come e perché farlo è il tema della presentazione che ho tenuto all’ultima edizione di mcTER.

L’errore che fanno molti addetti ai lavori è di partire lancia in resta con l’individuare e proporre interventi di efficientamento energetico o impianti di cogenerazione e/o a fonti rinnovabili. Ma le ragioni per usare meglio l’energia vanno ben oltre la riduzione dei costi energetici. Conviene dunque soffermarsi prima sulle motivazioni alla base dell’intervento e sulla loro importanza, per poi ragionare su come l’energia possa essere una leva di rafforzamento e innovazione del core business delle imprese. Allora sì che si potrà capire cosa significhi per i singoli la transizione energetica e se ne potranno cogliere i veri frutti.

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Considerazioni sull’ecobonus al 110%

casa ecologica

Riporto qui alcune considerazioni molto sintetiche sulla proposta di ecobonus al 110% di cui si sta parlando. Dare priorità a interventi che favoriscano la sostenibilità ambientale e sociale è fondamentale, ma per farlo occorrono misure che siano sostenibili anche economicamente, altrimenti creeremo l’ennesima bolla a favore di pochi speculatori, incapace di produrre i risultati auspicati. La speranza è che il Governo sappia produrre una politica sostenibile in tutti i sensi.

Purtroppo non abbiamo a disposizione un cheat code per le risorse infinite come in alcuni videogiochi, nemmeno se potessimo contare su fondi messi a disposizione dall’Europa (che poi saremmo sempre noi), altrimenti l’idea dell’ecobonus drogato farebbe tutti contenti: banche, imprese, cittadini e società. Che cosa volere di più di una misura che consente ai cittadini di riqualificare le proprie villette senza spendere un euro (direttamente, perché poi il debito pubblico si chiama così perché rientra dalla finestra, anche col triplo vetro), alle imprese di intervenire certi di poter cedere quanto speso alle banche, e a queste ultime di garantirsi comunque un tornaconto grazie allo sforamento del 100% delle spese sostenute.

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Il ruolo dell’uso razionale dell’energia post-crisi Covid-19

FIRE Buona pratica settore energetico

Tutti noi abbiamo desiderio di tornare alla normalità, dopo mesi di reclusione e difficoltà. Se l’idea fosse quella tornare alla normalità del “prima”, però, penso che avremmo perso una grande occasione e non usciremo mai da questa crisi, come non ci siamo mai ripresi da quella del 2007-2008. È evidente che il modello di crescita e vita che abbiamo costruito nell’ultimo secolo non è sostenibile. Ha certamente consentito di raggiungere grandi risultati su diversi fronti a livello globale, ma negli ultimi anni ha portato a un aumento delle diseguaglianze e ci ha messi di fronte a cambiamenti climatici dal forte impatto sociale ed economico. È dunque fondamentale uscire dalla crisi con una nuova visione, capace di coniugare sostenibilità e ricostruzione, crescita e uguaglianza. L’uso razionale dell’energia è una delle basi su cui costruire tutto questo e in questo articolo, pubblicato su Qualenergia, cerco di evidenziare che ruolo potrebbe giocare. 

Non è difficile prevedere che la pandemia produrrà una crisi economica e sociale profonda. Troppe sono infatti le attività in difficoltà perché ferme e, in alcuni casi, con prospettive di ripresa magre per l’anno in corso. Così come tante sono le famiglie che si trovano ad affrontare situazioni complicate per problemi economici o per le difficoltà di gestire i figli con le scuole chiuse nel momento in cui torneranno in ufficio. Certamente ci sono anche imprese e famiglie che sono state meno colpite o che addirittura hanno visto un miglioramento della situazione, ma sono solo una parte del tutto. È chissà quanto ci vorrà prima di liberarsi di questo virus. 

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Efficienza e generazione distribuita: l’era dei prosumer

generazione distribuita

Nei prossimi anni i consumatori avranno sempre più opportunità di divenire anche produttori. Si apre dunque una nuova era per l’autoconsumo e per i cosiddetti prosumer (consumatori/produttori). Per coglierne i benefici occorrono però politiche ben costruite e scelte razionali da parte degli investitori. E un principio fondamentale: energy efficiency first.

L’efficienza energetica e le fonti rinnovabili giocheranno un ruolo primario nel raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Combinate insieme risparmio energetico e generazione in loco con autoconsumo rappresentano  la migliore soluzione possibile, portando benefici al singolo e alla collettività. Presentano però differenze importanti che rendono questa unione non scontata: una diversa complessità (l’efficienza richiede competenze diffuse, ad esempio con gli energy manager, e strumenti mirati, come i sistemi di gestione dell’energia) e target separati (che possono spingere a politiche non sinergiche).

Per conseguire uno sviluppo armonico giocheranno dunque un ruolo essenziale le politiche, da improntare al principio energy efficiency first, e la diffusione di idonei strumenti di mercato (sistemi di gestione dell’energia, modelli di business, accordi volontari, regole di mercato per promuovere l’autoconsumo, etc.). È su questi aspetti che occorre lavorare.

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Efficienza energetica: quali priorità?

idee per l'efficeinza energetica

Il dibattito sull’energia si fa sempre più complicato, fra l’urgenza di intervenire per contrastare il cambiamento climatico, la difficoltà di raggiungere gli obiettivi al 2020 e al 2030 (per quanto non in linea con quanto richiesto dall’Accordo di Parigi), la sfida di trasformare il settore energetico in modo drastico (e la storia insegna che ci vuole tempo). Nell’articolo di seguito provo a sintetizzare alcuni punti che ritengo prioritari, onde evitare di perdersi fra gli slogan, salvo poi scoprire che non si hanno le risorse per fare ciò che si vorrebbe.

Pubblicato sul blog della FIRE.

Secondo la banca dati Odyssee, che va a decomporre la riduzione o l’aumento dei consumi energetici in funzione delle varie componenti (e.g. andamento dell’economia, clima, struttura della produzione industriale, etc.), dal 2000 al 2015 l’Italia ha registrato un calo dei consumi nell’ordine dei 9 Mtep e parallelamente una diminuzione dei consumi legati all’efficienza energetica nell’ordine di 20 Mtep. Quest’ultimo dato va però a bilanciare quantitativamente tre elementi collegati a un aumento dei consumi, che sono: 

  • l’inefficienza dei sistemi (legati ad esempio alla logistica non ottimizzata o alla produzione nel manifatturiero che non raggiunge risultati massimi per ragioni di mercato o altro);
  • la variazione degli stili di vita (e.g. diffusione della climatizzazione estiva, nuovi dispositivi di consumo, uso dei trasporti, etc.); 
  • la variazione demografica nel nostro Paese. 
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