Cultura dell’energia ed energy manager

figura tratta da smart city radio24

La crescita degli energy manager è un buon segnale: ci dice che aumenta la sensibilità verso i temi energetici e ambientali e, considerando anche la crescita delle organizzazioni certificate ISO 50001, che migliora la possibilità di vedere realizzati interventi volti a un utilizzo razionale dell’energia. Meno bene, purtroppo, il dato sulla pubblica amministrazione. Ne abbiamo parlato con Maurizio Melis nell’intervista radiofonica su Smart City, la trasmissione di Radio 24, il 26 giugno.

La decarbonizzazione richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, come ho ricordato ad esempio nell’audizione alla X Commissione della Camera e a Enermanagement, non può che passare attraverso un cambiamento comportamentale rilevante. Non basterà infatti efficientare l’uso delle risorse in ottica politiche correnti. Occorre dunque insistere con l’informazione e la formazione, per diffondere sempre più una cultura dell’energia e qualificare i professionisti e gli operatori di settore.

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Energy management: le sfide per l’industria

demand response e scelte per il consumatore

Nell’intervento tenuto alla conferenza FIRE Enermanagement ho ripreso i temi dell’energy management descritti nell’articolo sull’efficienza energetica e l’IoT, integrandoli con considerazioni sulla trasformazione dell’industria dell’energia e altre sfide che il settore si troverà ad affrontare. Fra queste la gestione delle risorse in un’ottica circolare, l’integrazione fra questo e il core business, le politiche di obbligo e supporto. 

L’intervento parte dagli obiettivi e dagli investimenti attesi, passa quindi ad illustrare le principali sfide per l’industria in tema di energy management e mostra quindi come IoT, approccio basato su benefici multipli dell’efficienza energetica e sistemi di gestione dell’energia ISO 50001 siano strumenti fondamentali.

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Energy manager: crescita, ruolo, formazione

vignetta_FIRE_energy manager

Approfitto di un’intervista che mi è stata richiesta per tornare sugli energy manager, parlando del trend delle nomine, delle opportunità per imprese ed enti, di inquadramento e di percorsi formativi. Ricordo che tutte le statistiche e gli approfondimenti su questo tema sono disponibili nei rapporti annuali redatti dalla FIRE.

Quanto segue si riferisce fondamentalmente agli energy manager nominati ai sensi della legge 10/1991.

Chi è l’energy manager e quanto è diffusa in Italia questa figura professionale? Ci saranno posti di lavoro legati in futuro a questa professione? 

La figura dell’energy manager nasce negli USA ai tempi della prima crisi petrolifera del 1973. In Italia è stata istituzionalizzata già dalla legge 308/1982, ma è con la legge 9 gennaio 1991 n. 10 (art. 19) che l’energy manager trova un nuovo e più forte impulso. Viene infatti introdotto il Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia (più comunemente appellato energy manager), obbligatorio per le realtà industriali caratterizzate da consumi superiori ai 10.000 tep/anno e per quelle del settore civile, terziario e trasporti che presentino una soglia di consumo superiore a 1.000 tep/anno.

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Rapporto energy manager FIRE 2018

rapporto energy manager 2018

La presentazione del rapporto FIRE sugli energy manager riferiti alle nomine 2017. Si nota un’ulteriore crescita degli energy manager, nominati sia da soggetti obbligati che volontari, delle figure con certificazione EGE e delle organizzazioni con ISO 50001. Sono inoltre riportati i risultati delle indagini sulle agevolazioni per le imprese energivore e sugli incentivi, che la FIRE ha condotto nel 2018.

Sono 2.315 gli energy manager nominati nel 2017 (1.564 da soggetti obbligati e 751 da soggetti non obbligati), ciò significa che rispetto agli anni precedenti continua il trend di crescita, che si aggira intorno al 6% in 4 anni per i soggetti obbligati e all’11% in 15 anni includendo anche le nomine di soggetti non obbligati. Questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto che FIRE redige annualmente sulla figura professionale e che quest’anno contiene due indagini, una sugli incentivi e l’altra sulle agevolazioni per le imprese energivore.

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Energy efficiency first: che vuol dire per un’impresa?

benefici non energetici

Nell’ultima strategia energetica, in corso di definizione nel 2018, la Commissione europea ha fatto del mantra “energy efficiency first” uno degli elementi fondanti. Non significa che l’efficienza energetica debba essere il primo pensiero di ogni giornata, ma che saperne tenere conto nelle varie attività che sono ricomprese nelle priorità di un’azienda porta a un aumento di competitività è giocherà un ruolo fondamentale nel futuro. La presentazione mostra perché questo è vero e cosa devono cambiare le imprese per poter cogliere queste opportunità ed evitare di rimanere fuori mercato nei prossimi anni.

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