Flessibilità per la gestione dell’energia: perché ci serve, come attuarla

Perché la flessibilità per la gestione dell’energia ci serve? Come si può attuare? Quali misure dovrebbero predisporre i policy maker? Sono alcune delle questioni affrontate nel convegno FIRE su questo tema tenuto il 18 giugno a Roma. Di seguito una sintesi del mio intervento e delle risultanze dello studio Flessibilità nell’energy management di cui sono coautore.

Il sistema energetico sta cambiando rapidamente e le imprese si trovano a dover rispondere a sfide sempre più complesse: prezzi elevati e volatili, difficoltà autorizzative, trasformazione strutturale della rete elettrica, che include l’aumento dei consumi per data center ed elettrificazione. FIRE ha affrontato questi temi in un convegno dedicato alla flessibilità nell’energy management, nell’ambito del quale è stato presentato lo studio Flessibilità nell’energy management, realizzato grazie al supporto della Bette Mebane Fellowship Grant e disponibile gratuitamente al link https://fire-italia.org/flessibilita-nellenergy-management. Di seguito una sintesi ragionata degli argomenti trattati.

Le pressioni sulle imprese

Il punto di partenza è la situazione in cui si trovano oggi i consumatori di energia di medio-grande dimensione. Ci sono almeno tre questioni rilevanti.

La prima è il prezzo elevato dell’energia, anche se, rispetto alla narrativa diffusa, va detto che la situazione dipende molto dal soggetto: alcuni settori e alcune categorie di utenti sono relativamente meno esposti, mentre altri scontano un differenziale rispetto alla concorrenza europea o internazionale che può incidere sulla competitività. 

La seconda, forse più trasversale, è la volatilità crescente, frutto sia delle tensioni geopolitiche mondiali che delle trasformazioni strutturali in atto nel sistema energetico, in particolare in quello elettrico.

La terza è un contesto normativo e autorizzativo che non sempre offre una visione chiara: autorizzazioni lente, vincoli di rete, un quadro regolatorio non ancora adeguato alle nuove caratteristiche del sistema, che in qualche misura frenano sia la generazione distribuita che l’elettrificazione dei consumi.

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Efficienza energetica: la parola a chi la fa ogni giorno

O, meglio: a chi prova a farla… Un’indagine condotta in due tempi, 252 rispondenti tra energy manager, ESCO, consulenti, PA e produttori di tecnologie, e un messaggio che emerge con coerenza insolita: il problema dell’efficienza energetica in Italia non è tecnico, è relazionale, istituzionale e di governance. Il risultato è che chi sa cosa fare non sempre viene ascoltato, chi potrebbe decidere spesso non è attento e chi incentiva troppo spesso non misura i risultati. Di seguito la sintesi dell’indagine.

FIRE ha rivolto le stesse due domande – quale sia la sfida principale nell’energy management oggi e quale la misura più importante da mettere in campo – prima ai partecipanti alla conferenza SECEM di aprile 2026 (66 rispondenti, prevalentemente consulenti, ESCO e provider di servizi), poi agli stakeholder più ampi attraverso una survey online a maggio 2026 (186 rispondenti, con una forte componente di energy manager aziendali). Le risposte sono state aperte, non guidate da opzioni predefinite. Il risultato è una radiografia in buona parte non scontata, coerente e per certi versi scomoda. L’indagine evidenzia infatti le responsabilità della politica e delle organizzazioni pubbliche e private se gli investimenti in efficienza energetica e rinnovabili sono molto lontane dal potenziale in un periodo storico in cui dovrebbero rappresentare una priorità.

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Efficienza energetica: servono politiche strutturali e non misure emergenziali

È tempo di uscire dalla logica emergenziale e dei bonus per affrontare in modo strutturale il tema dell’efficienza energetica in ottica di competitività. Di seguito una sintesi delle proposte inserite nel documento FIRE.

Il tema dell’uso dell’energia è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Per la seconda volta in un lustro ci troviamo a gestire una crisi energetica, con prezzi elevati, approvvigionamenti a rischio e un sistema produttivo sotto pressione. Eppure il copione è lo stesso di sempre: si interviene in emergenza, con misure costose e poco efficaci, invece di costruire un sistema strutturalmente più efficiente e resiliente.

FIRE ha elaborato un pacchetto di proposte concrete, con l’obiettivo di rispondere a tre esigenze fondamentali: ridurre i consumi nel breve periodo con interventi immediatamente attuabili, rafforzare strutturalmente il sistema energetico, e aumentare la resilienza e la competitività del Paese nel medio periodo. Non si tratta di richiedere nuovi fondi pubblici, ma di usare meglio gli strumenti disponibili, garantire stabilità alle regole e mettere l’efficienza energetica al centro della politica energetica nazionale.

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Un energy management in linea coi tempi

La sintesi del mio intervento alla conferenza SECEM organizzata a Rimini da FIRE. Partendo dalle sfide attuali per la gestione dell’energia provo a dare dei suggerimenti per attrezzarsi a strutturare un energy management in linea coi tempi, ossia capace di risultare efficace in un contesto caratterizzato da alta incertezza e volatilità, ma anche da strumenti di supporto e buone pratiche che offrono indicazioni utili.

Viviamo in un mondo sempre più complesso e discontinuo, caratterizzato da instabilità geopolitica, volatilità dei prezzi energetici, rischi crescenti sulla disponibilità delle risorse e un continuo cambiamento delle regole del gioco. In questo contesto, chi si occupa di energy management non può permettersi di limitarsi a seguire l’onda degli eventi: serve una visione chiara, strategie solide e la volontà di rinnovarsi continuamente.

La tentazione di adattarsi passivamente alla discontinuità è comprensibile, ma porta lontano dagli obiettivi. L’energy management, la decarbonizzazione e la transizione energetica richiedono invece coerenza di indirizzo e capacità di trasformare le sfide in opportunità concrete.

Le sfide dell’energy management oggi

Il sistema energetico in cui operiamo non assomiglia più a quello di vent’anni fa. Le variabili in gioco sono cambiate profondamente: i prezzi dell’energia sono volatili e difficilmente prevedibili e si intravedono rischi di disponibilità per diverse materie prime, la crescita della domanda è alimentata da nuovi usi (dall’elettrificazione dei consumi alla digitalizzazione), la pressione normativa e sociale è in aumento e desta preoccupazioni fra cittadini con un minore potere di acquisto e un settore produttivo in difficoltà.

A queste sfide si contrappongono strumenti e opportunità: le fonti rinnovabili e la loro ulteriore diffusione, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, la gestione attiva dell’energia, l’elettrificazione dei processi, la mobilità sostenibile, le comunità energetiche e i nuovi modelli di condivisione dell’energia. Strumenti che, però, richiedono integrazione e competenze per essere sfruttati efficacemente.

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