Certificati bianchi: è tempo di intervenire!

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Si parla di green new deal, ma si fa poco sull’efficienza energetica, che della decarbonizzazione dovrebbe essere il pilastro principale. Una delle prove è l’abbandono in cui versa lo schema dei certificati bianchi, che la proposta di Piano nazionale integrato energia-clima ancora pone come strumento principe per raggiungere gli obbiettivi al 2030. Ma che non si vede come possa giocare tale ruolo senza interventi decisi sia da parte del MiSE, sia del GSE. Le proposte per superare lo stallo non mancano, e se ne è parlato nel tradizionale convegno organizzato da FIRE a KeyEnergy, ma serve la volontà del decisore politico e del gestore del meccanismo, ostaggio dalla primavera di un conflitto al vertice che ha arrestato quanto di buono si era messo in moto.

La situazione può apparire sconsolata, visto il calo continuo dei certificati emessi, l’entità del contenzioso amministrativo e il perdurante silenzio delle Istituzioni preposte alla regolazione e gestione dello schema. Eppure, nonostante tutto, la forte partecipazione al convegno riminese il 6 novembre mostra che gli operatori non hanno perso le speranze e che lo schema può ancora dare molto.

Di seguito riporto tre miei contributi sul tema:

  • l’articolo recentemente pubblicato sulla rivista Qualenergia;
  • la presentazione fatta al convegno FIRE a KeyEnergy, che fa un po’ un excursus storico dello schema;
  • le proposte predisposte dal tavolo di lavoro FIRE a inizio anno con il coinvolgimento dei principali portatori di interesse collegati allo schema.

A breve dovrebbe inoltre uscire una proposta di Confindustria alla cui stesura stiamo collaborando. L’auspicio è che il MiSE possa rimettersi al lavoro ora che sono stati ripristinati i direttori generali, sia mettendo a punto un piano di intervento, sia sbloccando la situazione di stallo che riguarda i vertici del GSE.

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Energy manager: continua la crescita

cover rapporto FIRE energy manager 2018

Per portare avanti un’azione efficace di contrasto ai cambiamenti climatici le politiche non bastano, tanto più se non sono solide e di lungo periodo. Occorrono persone competenti che possano aiutare imprese, enti e famiglie a individuare e realizzare le possibili soluzioni mirate all’efficientamento energetico e all’adozione di fonti rinnovabili. Ciò è particolarmente vero per l’efficienza energetica, caratterizzata da una complessità di fondo che richiede figure qualificate per poter essere elaborata e superata con successo. Fra i soggetti che giocano un ruolo importante l’energy manager è uno dei principali, dunque è utile verificarne la presenza nel nostro Paese.

La presentazione del rapporto FIRE sugli energy manager nominati nel 2018 è stata l’occasione per constatare un’ulteriore crescita degli energy manager nel nostro Paese: in cinque anni +8% per i soggetti obbligati e +12% per quelli totali, comprendendo anche le nomine volontarie. Un dato incoraggiante, perché testimonia un’attenzione crescente ai temi energetico-ambientali.

Peccato che questo trend non sia riscontrabile nella pubblica amministrazione, che continua a latitare ad ogni livello, centrale e locale. Peccato perché la mancanza della nomina spesso è indice di un’azione insufficiente sul fronte della riqualificazione energetica (i.e. gli enti pubblici continuano a spendere molto più di quello che potrebbero). Ma, quel che è peggio, viene a mancare quella funzione di guida ed esempio che dovrebbe svolgere chi poi chiede – e sempre più chiederà – a imprese e cittadini di fare sacrifici nell’interesse dell’ambiente.

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Fotovoltaico: considerazioni e prospettive

autoconsumo fotovoltaico

Per il fotovoltaico è attesa nel prossimo decennio una crescita tumultuosa nel nostro Paese. Si dovrebbe passare da 20 GW a 50 GW, andando a coprire una quota ancora più ampia dei consumi (oggi siamo intorno al 7% del consumo interno lordo). Diversi elementi al contorno incideranno comunque sui risultati effettivi, sia in senso positivo che negativo: l’evoluzione del mercato elettrico, le regole del gioco, lo sviluppo tecnologico del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo. Nella presentazione provo a sintetizzare la situazione e le prospettive.

Il posizionamento dell’Italia rispetto al fotovoltaico è di tutto rispetto: nel 2018 eravamo il sesto Paese al mondo in termini di potenza installata. Un crescita in larga parte dovuta ai generosi incentivi dell’era dei conti energia, ma comunque proseguita anche successivamente con un tasso di circa il 2% annuo. Nel frattempo le prestazioni delle soluzioni disponibili sono migliorate e i costi diminuiti, tanto che già oggi in alcune aree il fotovoltaico di grande taglia è concorrenziale con la generazione tradizionale. Del resto il levelised cost of energy (LCOE), l’indice che valuta il costo attualizzato del kWh generato dal fotovoltaico, è diminuito dal 2012 al 2018 del 57% per le grandi taglie e di oltre il 100% per quelle piccole, secondo i dati comunicati da Althesis nel loro rapporto annuale.

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Efficienza energetica: qualche considerazione sugli obiettivi e sulle strategie

target consumi energia 2030

Gli obiettivi al 2030 per l’efficienza energetica non saranno facili da raggiungere, né quello sui consumi finali, né quello sulle politiche attive. Nell’intervento introduttivo alla conferenza Enermanagement ho voluto fare quattro considerazioni al riguardo, cercando di cogliere alcuni elementi di fondo e alcune trasformazioni fondamentali per cogliere le opportunità che abbiamo di fronte e contrastare efficacemente i cambiamenti climatici.

1. La diffusione della generazione distribuita, così come le agevolazioni per le imprese energivore e lo spostamento dei costi energetici verso le componenti fisse, ostacoleranno le azioni di efficientamento energetico. È dunque fondamentale promuovere l’integrazione nelle politiche del principio “energy efficiency first”. Ciò significa, per fare un esempio, che una norma come quella delle agevolazioni alle imprese energivore sia accompagnata da delle misure che assicurino che tali imprese realizzino interventi di efficienza energetica. Ciò non solo promuoverebbe interventi di riqualificazione energetica, altrimenti resi meno convenienti dallo sconto sugli oneri di sistema, ma ridurrebbe anche la quota di energia agevolata, alleggerendo gli oneri per le imprese non incluse nelle agevolazioni. Un altro esempio può essere l’obbligo di installazione degli smart meter di nuova generazione: si potrebbe accompagnare con misure che garantiscano che le funzioni disponibili siano utilizzabili dagli utenti finali per ottenere informazioni utili per ridurre i consumi.

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Audizione FIRE sulla SEN e sul PNIEC

audizione X commissione camera

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva indetta dalla X Commissione della Camera dei Deputati, la FIRE è stata ascoltata sulla Strategia energetica nazionale (SEN) e sul Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). Di seguito sono disponibili la registrazione video dell’audizione e la presentazione che ho utilizzato.

L’audizione riprende e sintetizza alcuni dei temi suggeriti da FIRE sia nell’ambito delle consultazioni pubbliche sulla SEN e sul PNIEC, sia nel manifesto Proposte FIRE per lo sviluppo dell’efficienza energetica in Italia. L’iniziativa si somma alle numerose azioni attivate da FIRE presso le Istituzioni di riferimento per migliorare il quadro di riferimento.

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