Intervista sui certificati bianchi

L’intervista sui certificati bianchi rilasciata a Maria Andreetta da cui sono tratti alcuni virgolettati riportati nell’articolo apparso ieri su Qualenergia. La situazione al momento appare in leggera crescita, ma preoccupa le tendenze per il futuro. Soprattutto dispiace vedere uno schema che avrebbe potuto produrre ben altri risparmi energetici dimenticato e poco considerato.

I Certificati Bianchi nel 2023 hanno mostrato ancora segnali altalenanti, perché i TEE riconosciuti sono aumentati, ma il numero dei nuovi progetti presentati è calato rispetto al 2022. Anche il primo trimestre 2024 mostra più o meno lo stesso andamento. Crescono però le richieste di Verifica Preliminare che sembra essere una modalità interessante per le imprese. Quali vantaggi comporta?

Sì, i certificati bianchi riconosciuti sono passati da 774 mila a poco più di un milione, con un aumento del 33% fra 2022 e 2023. A tale proposito sono aumentati sia i titoli generati da RVC (ossia le richieste di certificazione relative ai progetti presentati con le regole del 2012 entro il 2017) che quelli da RC ed RS (ossia le richieste con le regole in vigore dal 2017). Per i primi ritengo ci sia stato l’effetto di alcune sentenze del Consiglio di stato, in quanto le rendicontazioni presentate sono in calo e in via di esaurimento per la fine della vita utile dei vecchi progetti. L’incremento dei nuovi progetti, per quanto interessante, viaggia su altri numeri (245 mila contro i 780 mila circa delle RVC).

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Autoproduzione e comunità energetica

Abbiamo oggi a disposizione diverse opportunità per generare energia, dai sistemi semplici di produzione e consumo alle comunità di energia rinnovabile. Di seguito un articolo sul tema scritto per l’Annuario 2024 di FPA.

Usare bene l’energia è fondamentale per una serie di motivi: limitare costi e rischi di disponibilità dei servizi energetici, ridurre le emissioni di gas serra e quelle nocive, contenere i costi di manutenzione e gestione, conseguire altri benefici in termini di comfort, sicurezza, valore degli immobili, etc. A tale fine le amministrazioni hanno due armi a disposizione, da usare in sinergia: l’efficienza energetica e la generazione locale di elettricità e calore, meglio se da fonti rinnovabili e cogenerazione. Nel seguito dell’articolo approfondiamo le possibilità legate alla generazione elettrica disponibili per la P.A., con maggiore attenzione al cosiddetto autoconsumo diffuso, ossia la possibilità di condividere sulla rete pubblica produzione e consumo di energia in un’ottica di comunità.

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Audizione sul PNIEC

Il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) individua la strategia e le misure politiche per traghettarci verso il 2030. Nei prossimi mesi sarà emanata la versione finale del documento, pubblicato in bozza lo scorso anno. Oltre alle indicazioni ricevute da Bruxelles, in questi giorni le commissioni ambiente e attività produttive della Camera hanno avviato un ciclo di audizioni informali. Di seguito sono disponibili l’audizione integrale e il documento presentato da FIRE.

I temi principali riguardano l’importanza di portare avanti tutte le soluzioni disponibili per la decarbonizzazione, in tutti i settori, in un’ottica di lungo periodo, traguardata al 2050, e la necessità di mettere la riduzione della domanda di energia e l’efficienza energetica al centro della strategia.

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Intervista su efficienza energetica per PMI

L’intervista rilasciata per lo sportello sviluppo economico della Città metropolitana di Bologna. L’originale è disponibile a questo link.

Dario Di Santo, perché l’efficientamento energetico è un investimento per le piccole e medie imprese? A quali direttive devono fare riferimento le imprese per quanto riguarda l’efficientamento energetico?

“Ci sono almeno cinque motivi per investire in un uso efficiente dell’energia. Il primo è per risparmiare sui costi energetici, riducendo inoltre il rischio futuro legato a possibili crisi sui prezzi. Il secondo riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, un elemento che sarà sempre più centrale per le imprese, sia per il rafforzamento e l’estensione dell’emission trading, sia in ragione delle nuove regole sulla rendicontazione di sostenibilità che dal 2024 saranno estese a tutte le imprese quotate, escluse le microimprese. Al terzo posto abbiamo il legame tra uso dell’energia e sostenibilità, con le relative ricadute per le realtà che si conformano all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il quarto motivo si riferisce agli obblighi e agli obiettivi in materia energetico-ambientale, definiti dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) a livello Paese. C’è infine il tema dell’accesso alle risorse economiche, sia per aumentare la capitalizzazione, sia per investire in nuovi progetti: in entrambi i casi saranno favoriti i soggetti attenti alle questioni energetiche, ambientali e sociali”.

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