Decarbonizzazione: istruzioni per l’uso

FIRE decarbonizzazione e sostenibilità

Approfitto di un articolo scritto per il quotidiano Il Roma per parlare di decarbonizzazione e ragionare su cosa significhi, perché sia importante e cosa fare per ridurre il contenuto di gas serra nelle nostre attività economiche. Non è solo una questione di tecnologie, né basteranno le fonti rinnovabili. Avremo bisogno soprattutto della nostra intelligenza. Questo perché per riuscire a raggiungere gli obiettivi futuri non basta procedere per affinamenti successivi delle soluzioni oggi impiegate, ma occorre introdurre nuovi modelli e stili di vita, e ripensare la quotidianità. Una sfida tutt’altro che banale da portare a termine.

Ormai tutti dovremmo avere sentito parlare più volte di decarbonizzazione. Una parola non particolarmente affascinante, ma collegata a un concetto di fondamentale importanza: la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica e dei cosiddetti gas serra, responsabili del riscaldamento globale con tutte le sue nefaste conseguenze. Una necessità legata alla preservazione degli esseri umani e della vita come la abbiamo intesa ormai per decenni, da mettere insieme alla protezione della biodiversità e all’uso sostenibile delle risorse del Pianeta Terra.

Detto che la decarbonizzazione ci serve, e anche alla svelta, c’è da capire cosa sia e cosa significhi per le imprese e per noi come cittadini. Partiamo da un test: a cosa pensate quando sentite questo vocabolo? Le opzioni sono potenzialmente tante, ma probabilmente l’immagine che si è formata nella vostra testa è quella della sostituzione di centrali termoelettriche a carbone e gas con impianti eolici e fotovoltaici. Ossia il passaggio a un sistema elettrico fondato sulle fonti rinnovabili (aggiungendo ovviamente anche le altre: idroelettrico, biomasse e geotermia). Questo, in effetti, è uno dei cardini del passaggio a un’economia a basso contenuto di carbonio. E sarebbe bello se fosse sufficiente, perché ci consentirebbe di continuare la nostra vita come se niente fosse. 

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TEE: un miglioramento sostanziale c’è già

schema decreto tee

Qualche considerazione sul meccanismo dei certificati bianchi. Lo schema di decreto in uscita apporta una serie di innovazioni interessanti e prevede una riduzione per gli obblighi al 2020 e la definizione di quelli per il quadriennio 2021-2024. Proprio questo aspetto è stato oggetto di diverse critiche e osservazioni. Ma non ne sono mancate anche ad altri elementi. Sebbene i punti migliorabili non manchino, e del resto ho contribuito ad elencarne un po’ nel documento di osservazioni FIRE inviato al Senato, a me sembra che sia utile sottolineare gli elementi positivi. Non solo in merito alle novità previste, ma anche a notizie che consentono di assumere una moderata fiducia. Nell’articolo spiego perché penso che sui TEE un miglioramento sostanziale c’è già.

Articolo pubblicato su Staffetta Quotidiana il 30 aprile 2021.

In questi giorni sono girate numerose osservazioni sullo schema di decreto sui certificati bianchi. Preoccupano i tempi, considerando che si tratta di un decreto in via di approvazione e pubblicazione, la cui uscita a breve sarebbe essenziale, visti gli adempimenti legati alle scadenze per gli obblighi e a quelle per l’acquisto dei famigerati titoli virtuali. Sarebbe, perché ancora non è nemmeno programmata la Conferenza Stato-Regioni in cui dovrebbe essere discusso, per cui temo serva una proroga legislativa delle scadenze, onde evitare problemi potenzialmente anche seri. Certo, ci fosse stata una consultazione adeguata lo scorso anno ora sarebbe stato tutto più fluido. Speriamo che il Ministero della transizione ecologica faccia del coinvolgimento dei portatori di interesse una prassi abituale, come avviene a livello comunitario e nei Paesi considerati avanzati. 

Diversi documenti di osservazioni inviati alla X Commissione del Senato usano toni molto critici sullo schema di decreto. Uno degli oggetti principali dei commenti negativi è la riduzione degli obblighi, tema su cui mi sento di fare qualche considerazione. 

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Cogenerazione fra presente e futuro

cogenerazione fra presente e futuro foto da 12th annual smithsonian magazine photo contest (c) Viktors Ozolins

La cogenerazione rappresenta l’applicazione dei principi di efficientamento energetico alla generazione elettrica. Permette infatti di recuperare il calore prodotto dai processi di combustione di motori e turbine, o da quelli elettrochimici impiegati nelle celle a combustibile, per utilizzarlo in altri servizi energetici (e.g. riscaldamento, raffrescamento, usi di processo, etc.). Ne conseguono un migliore utilizzo delle fonti primarie impiegate, siano esse fossili o rinnovabili, e una riduzione delle emissioni climalteranti. Altri benefici della cogenerazione sono la riduzione delle perdite di rete, in funzione della rete a cui è allacciato l’impianto, e, a seconda della configurazione, continuità e power quality. Nell’articolo che segue introduco il focus sulla cogenerazione inserito nel numero 1/2021 di Gestione Energia, la rivista trimestrale di FIRE. Per parlare di cogenerazione tra presente e futuro, i temi trattati includono le statistiche, l’evoluzione dell’uso nel tempo e le sfide da affrontare nei prossimi anni.

L’Italia ha storicamente una posizione forte in termini di cogenerazione, iniziata nei grandi impianti industriali (e.g. petrolchimico, cartiere, ceramico, chimico, etc.) e proseguita in altri settori industriali e nel terziario. I dati di Terna riferiti ai consumi del 2018 indicano una produzione complessiva da impianti di produzione combinata di elettricità e calore di circa 105 TWh elettrici (i.e. il 55% della generazione termoelettrica) e 60 TWh termici. Ma c’è una cogenerazione più virtuosa, in quanto caratterizzata da un migliore recupero del calore, definita cogenerazione ad alto rendimento (CAR). Essa ha accesso agli incentivi e alle altre agevolazioni previste per questa soluzione. La relazione annuale 2020 del Ministero dello sviluppo economico, riferita ai dati del 2018, riporta 1.865 unità, per una potenza installata di 13 GW e una produzione di 57 TWh elettrici e 36 TWh termici. Dunque, almeno la metà della cogenerazione è CAR. Almeno, perché gli impianti non interessati ad ottenere la qualifica di alto rendimento non sono conteggiati come tali anche se lo sono. 

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Superbonus fra luci e ombre

superbonus fra luci e ombre

Il superbonus è la politica più forte messa in campo nel nostro Paese negli ultimi anni sul fronte degli edifici. Anche troppo forte, visto che la scelta della detrazione al 110%, come prevedibile, ha reso tutto più complesso e creato delle inevitabili distorsioni. Ma quello che interessa è capire se e come stia funzionando e quanto possa portare di buono nei prossimi anni con le dovute modifiche; un fronte su cui in FIRE sto attivamente lavorando. Per questo si è deciso a gennaio di raccogliere pareri da una serie di stakeholders in un focus sulla rivista Gestione Energia, lavoro che ha portato a un’analisi di come il superbonus si stia sviluppando fra luci e ombre. Di seguito l’articolo scritto come introduzione al focus, sulla base dei contributi ricevuti.

Sono passati diversi mesi ormai dall’introduzione del superbonus con il D.L. 19 maggio 2020 n. 34. In FIRE, pur lodando l’idea di coniugare ripresa economica e sostenibilità insita nella misura, fin dall’inizio abbiamo condiviso forti dubbi su di essa (si veda ad esempio questo articolo). Nel corso delle continue interlocuzioni che abbiamo con tutti gli stakeholder del settore energetico abbiamo in questi mesi raccolto diversi pareri e confidenze, spesso di segno negativo, ma non solo. Abbiamo perciò ritenuto utile produrre un focus sul tema, intervistando soggetti diversi per vedere cosa ne pensano.

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La transizione ecologica comincia con l’efficienza energetica

la transizione ecologica comincia dall'efficienza energetica

Chiedo scusa ai lettori se ho trascurato il blog negli ultimi mesi. Purtroppo ho avuto molto da fare e non mi è riuscito di riportare qui le tante attività svolte. La transizione ecologica comincia con l’efficienza energetica: questo articolo, di recente pubblicato sul quotidiano Il Roma, spiega perché il nuovo governo Draghi deve farne una priorità e quali opportunità sono oggi disponibili per famiglie e imprese. Di come l’efficienza energetica sia una risorsa in ottica covid-19 ho invece parlato in questo articolo.

L’efficienza energetica: una priorità per la transizione ecologica

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, l’efficienza energetica è uno dei due pilastri della decarbonizzazione dell’economia, insieme alle fonti rinnovabili: il contrasto ai cambiamenti climatici, vitale per le nostre economie già duramente provate dalla pandemia, non può che passare per un uso più accorto ed intelligente delle risorse energetiche. Si tratta di una priorità ben compresa dalla Commissione europea, che non a caso ha basato sulla sostenibilità buona parte del Programma di ripresa e resilienza e ha lanciato il green deal proprio all’avvio della presidenza von der Leyen. 

Una priorità che Draghi, nel suo discorso per la fiducia al Senato, sembra confermare per il documento programmatico italiano, in continuità con il precedente governo, senza però citare l’efficienza energetica. Niente di male, se tale dimenticanza rimarrà confinata al discorso citato e non si tradurrà in una debolezza programmatica nei prossimi mesi. 

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