Enermanagement: produttività energetica

L’energia può essere una forte leva di business per le imprese quando si comprendono i benefici che può apportare in termini di value proposition e di miglioramento del prodotto e delle performance aziendali. Nella presentazione introduttiva della sessione sulla produttività energetica di Enermanagement ho illustrato le opportunità in tal senso, alcuni esempi e l’evoluzione della figura dell’energy manager verso un approccio integrato di gestione delle risorse su tutte le fasi della produzione, sulla progettazione di beni e servizi, e sugli approvvigionamenti.

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Strumenti per l’energy management

La presentazione sugli strumenti di ausilio all’energy management illustrata al convegno Soiel a Roma. I temi trattati sono gli strumenti di policy, come gli incentivi, la misura e l’automazione, i sistemi di gestione dell’energia, i contratti EPC, i modelli finanziari, gli attori principali. L’accento è stato messo anche sull’evoluzione dell’energy manager e dell’energy management in relazione al business, tema di cui si parlerà più approfonditamente a Enermanagement il 1 dicembre a Milano.

Atti disponibili su: www.soiel.it.

Produttività energetica a Enermanagement

L’articolo sulla produttività energetica e le nuove frontiere dell’energy management pubblicata sulla prima pagina sulla newsletter FIRE di metà novembre. L’appuntamento per capire come evolvono le strategie dell’energy management e della sostenibilità al sostegno del core business è il 1 dicembre a Milano a Enermanagement, la conferenza annuale FIRE dove si parlerà di produttività energetica, diagnosi e sistemi di gestione dell’energia applicati, servizi energetici e applicazioni dell’IPMVP come protocollo di misura e verifica dei risparmi, e strumenti finanziari.

Pubblicato sulla newsletter FIRE n. 19 2015.

La conferenza COP21 di Parigi si avvicina con gli Stati Uniti che – come in passato e a causa del Congresso a maggioranza repubblicana, cieca di fronte ai dati e agli accadimenti – sembrano orientati a un accordo non cogente. Ciononostante, la maggior parte delle parti in causa ha ormai riconosciuto la necessità di puntare ai 2°C di contenimento della temperatura.

Anzi, il fatto che molte imprese leader di mercato abbiano perfettamente compreso la necessità (non solo l’importanza o la strategicità) di coniugare core business e sostenibilità lascia spazio a un moderato ottimismo.

La IEA, nella figura sottostante tratta dall’ETP 2015 report, mostra il contributo atteso per il settore industriale dall’efficienza energetica e dall’introduzione di processi innovativi nell’ottica della strategia dei 2°C (scenari 2DS).

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Intervista sui certificati bianchi con AIEE

Di seguito riporto l’intervista rilasciata ad AIEE – l’Associazione italiana economisti dell’energia – sul tema dei certificati bianchi e delle diagnosi energetiche. Vengono discussi i temi che hanno portato alla consultazione delle linee guida sui TEE e il possibile effetto delle diagnosi obbligatorie.

Pubblicato sul bollettino “Energia ed Economia” dell’AIEE di ottobre.

Lo strumento dei Certificati Bianchi è senza alcun dubbio uno dei meccanismi che più di altri hanno permesso di registrare considerevoli progressi nel campo dell’efficienza energetica, tanto da averlo esportato quale best practice italiana in Europa, ed in questi giorni si è conclusa la consultazione del MISE sulle proposte di modifiche di questo meccanismo. Ritiene che effettivamente occorreva fare un tagliando al meccanismo? Ritiene che vi siano altri elementi di attenzione, oltre ai 4, indicati dal MISE? Quali sono i punti principali da rivedere o confermare?

Una delle ragioni per cui lo schema italiano ha avuto successo è che nel tempo il Ministero dello sviluppo economico è intervenuto per introdurre delle azioni migliorative e superare le problematiche via via emerse. Stesso discorso per l’Autorità per l’energia elettrica il gas e i servizi idrici, per la parte regolatoria che ha curato negli anni passati. Ciò ha consentito di far crescere il meccanismo, che altrimenti avrebbe potuto arenarsi più volte.

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L’obbligo delle diagnosi energetiche

Una sintesi sull’obbligo quadriennale delle diagnosi energetiche per le grandi imprese e i consumatori energivori ai sensi del D.Lgs. 102/2014. Una diagnosi energetica ben fatta è uno strumento utile per un’impresa, che consente di ottenere benefici economici ben superiori ai costi affrontati e di intraprendere un cammino che passa per l’adozione di un sistema di gestione dell’energia e che porta a sfruttare quest’ultima come reale leva di competitività. Dopo l’adempimento dell’obbligo nel 2015, si avvicina la seconda scadenza nel 2019, per la quale è previsto un maggiore impiego dei sistemi di monitoraggio.

La direttiva sull’efficienza energetica, recepita con il D.Lgs. 102/2014 nel nostro ordinamento, promuove diversi strumenti volti a favorire l’adozione di misure virtuose in merito ai consumi energetici. Uno degli strumenti essenziali da questo punto di vista è la diagnosi energetica, ossia un rapporto stilato da un esperto che fotografi la situazione energetica dell’impresa in esame e indichi le soluzioni disponibili per risparmiare energia e contribuire a rendere la produzione di beni e servizi più efficiente e competitiva.

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