Luci e ombre nel documento dell’Autorità per l’energia sui SEU

La segnalazione sugli oneri di sistema inserita nel documento di consultazione dell’Autorità per l’energia sui SEU lascia un po’ perplessi nella forma e ha fatto perdere di vista i contenuti del DCO, ma il problema di fondo è come rispondere alla trasformazione del sistema elettrico a beneficio del sistema Paese e della collettività.

Pubblicato su Staffetta Quotidiana.

Il Governo nel 2008, recependo la direttiva 2006/32/CE, introdusse una novità importante per la generazione diffusa: i sistemi efficienti di utenza (SEU). Si tratta in sintesi di una struttura regolatoria che consente di considerare sotto un unico punto di connessione con la rete un utente finale e un sistema di generazione di elettricità, anche nella titolarità di soggetti differenti. Un sistema in grado in pratica di promuovere il modello delle ESCO che offrono un servizio energetico chiavi in mano con finanziamento tramite terzi, ossia senza impegno di risorse da parte dell’utente finale. L’intento alla base di questo strumento è chiaramente la promozione della generazione diffusa efficiente, in linea con le direttive comunitarie e gli sviluppi del mercato mondiale negli ultimi decenni.

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Edifici e FER: fra obblighi e opportunità

Efficienza energetica e fonti rinnovabili termiche sono un’opportunità per gli edifici e l’economia del Paese. Un sistema di regole complesse all’inverosimile, unito all’ottica assistenzialista che ancora caratterizza molti imprenditori nazionali, frena però lo sviluppo del mercato.

Memoria presentata alla 4a Conferenza per le rinnovabili termiche degli Amici della Terra il 13 maggio 2013.

Energia elettrica e calore vedono fra i consumatori principali i circa 13 milioni di edifici, siano essi condomini, uffici, centri commerciali o centri produttivi. Per soddisfare la richiesta storicamente si sono confrontate le soluzioni distribuite con quelle centralizzate. Le prime hanno prevalso nel termico e le seconde nell’elettrico, e dovrebbe fare riflettere che nei due casi si è assistito alla tendenza a bilanciare grandi e piccoli impianti, piuttosto che a estremizzare l’evoluzione storica. La ragione è semplice: i piccoli impianti riducono le perdite di rete e possono essere dimensionati in modo ottimale sulle esigenze delle utenze, mentre i grandi impianti garantiscono delle efficienze di scala (economiche, energetiche, ambientali e di sicurezza), ciascun gruppo facendosi forte delle debolezze dell’altro.

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Non di soli GW vive l’uomo

Serve l’intelligenza nel progettare, costruire e gestire. Quell’intelligenza che i nostri nonni avevano e che consentiva di realizzare opere ormai impensabili, nonostante i bonus tecnologici di cui disponiamo. Quell’intelligenza che non si può essere volatilizzata. 

Tratto da: Quotidiano Energia.

Qualcuno di voi ricorderà che dieci anni or sono avevamo il problema di una capacità di generazione elettrica insufficiente. Il Governo promulgò dei provvedimenti per facilitare e velocizzare la realizzazione di nuove centrali e per potenziare le reti elettriche, senza però fissare limiti, visto che contestualmente il mercato era stato liberalizzato e dunque stava ai produttori decidere quanto, come e dove investire. Può essere interessante verificare sinteticamente il risultato di un decennio di scelte.

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