Considerazioni sul 25 aprile

Bandiere sul Quirinale Dario Di Santo

Non so come la vediate voi, ma penso che una democrazia possa funzionare solo se c’è una visione di fondo condivisa, un insieme di valori in cui ci si ritrova, un senso di appartenenza a una cultura. Perché solo in questo caso si può essere disposti a sacrificare qualcosa, ossia a mettere amore nell’impresa, per il beneficio di tutti. Quell’amore che fa sì che il risultato, qualunque sia, ci appartenga in qualche modo e ci unisca ancora di più alla società.

Se questo si perde, si finisce per non essere più in grado di trovare soluzioni ai problemi che emergono dalle numerose differenze che esistono fra le persone. Nemmeno a quelle facili. 

E così si crea un ambiente fondamentalmente diviso, che getta i semi del contrasto sociale e, se le cose sfuggono di mano, di quei regimi dittatoriali che la giornata di oggi vorrebbe allontanare dall’orizzonte. 

Il 25 aprile è una festa importante, in quanto rappresenta la liberazione da una dittatura e da tutte le violenze, sofferenze e grandi danni da questa causati alla popolazione e alla società. 

La questione a mio avviso è: ma noi ci teniamo alla democrazia e alla libertà che ci offre? Se sì, cosa siamo disposti a concedere e a offrire agli altri per il benessere di tutti? In cosa siamo al servizio della società? Quanto amore vogliamo infondere nel processo di costruzione?

Non dipende dagli altri, dipende in primo luogo da noi.

Papaveri, consenso e 2 giugno

papavero (c) Dario Di Santo

Mentre andavo ieri in ufficio mi sono goduto famiglie di papaveri emergere sopra un campo di grano. La natura sa trovare modi molto eleganti e rispettosi per consentire ai vari esseri di trovare il proprio spazio vitale.
Anche noi uomini sappiamo farlo, talvolta anche meglio. Peccato che negli ultimi anni esercitiamo raramente quest’arte, troppo presi da pregiudizi, narcisismo e voglia di sopraffazione. Troppo tesi alla ricerca di consenso.
Ma chi l’ha detto che dobbiamo vivere per cercare il consenso? Perché non portare avanti ciò in cui crediamo e che sappiamo essere giusto, anche se costa fatica? Perché non provare ad ascoltare chi abbiamo di fronte e a trovare soluzioni condivise? E perché scrivere solo post e articoli corti perché la gente non legge? Dove andiamo così di fretta e cosa speriamo di ottenere?
Certo non produttività. Certo non relazioni. Certo non pienezza.
Abbiamo una repubblica, abbiamo libertà, abbiamo tanti modi per sfruttare al meglio entrambe. Auguro a tutti noi di riuscire a investire energie nel riuscirci!
Buona Festa della Repubblica!

Libertà di stampa e vagoni in cambio di referendum

In Italia la libertà di stampa è assicurata, se si intende la possibilità di recarsi in tipografia e stampare un proprio libello. Se però parliamo di libertà di espressione e di discussione assistiamo a un continuo degrado della situazione. Secondo la classifica appena stilata da reporters sans frontières occupiamo un formidabile settantasettesimo posto su 180 Paesi, avendo perso quattro posizioni rispetto all’anno precedente.  

Per la verità nella definizione del punteggio l’associazione giornalistica tiene conto anche della Città del Vaticano, che è un altro Stato, per quanto integrato nel nostro. Ciò premesso, incidono sulla valutazione le minacce o aggressioni subite da giornalisti, specie se impegnati negli scandali sulla corruzione o sulla malavita, così come i procedimenti giudiziari in corso collegati alle attività da essi svolte.

Continue reading →