Le nuove linee guida sui certificati bianchi

Sono state pubblicate il 3 aprile le nuove linee guida sui certificati bianchi, con il D.M. 11 gennaio 2017. Le novità sono molte e consistenti: dai progetti ammissibili alle modalità di valutazione dei risparmi, dalle procedure di controllo e verifica agli strumenti di supporto. In un articolo preparato a febbraio per la rivista QualEnergia evidenzio gli elementi principali (dati più aggiornati sui TEE e i prezzi sono disponibili in quest’altro articolo). Ricordo che la FIRE organizza il 30 maggio a Milano la conferenza annuale Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano, in cui saranno discusse in dettaglio le novità delle nuove linee guida.

Pubblicato su: rivista QualEnergia.

Lo schema dei certificati bianchi nel 2017 entra in una nuova fase: nuove linee guida, nuovi obiettivi, nuove regole. Trattandosi del principale schema di supporto all’efficienza energetica nel nostro Paese, c’è da auspicarsi che le nuove regole si rivelino efficaci sia facilitando lo sviluppo del mercato nazionale, sia contribuendo al raggiungimento dei target europei.

Di seguito vengono illustrati i risultati raggiunti e vengono fornite indicazioni sulle principali novità introdotte con le nuove linee guida.

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Certificati bianchi: una sintesi

Una sintesi sullo schema dei TEE preparata per RiEnergia. In uno spazio limitato cerco di evidenziare i punti salienti del meccanismo, i risultati conseguiti e alcuni aspetti sulle nuove linee guida. Ricordo che la FIRE organizza il 30 maggio a Milano la conferenza annuale Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano, in cui saranno discusse in dettaglio le novità delle nuove linee guida.

Pubblicato su: RiEnergia.

L’Italia ha tre schemi statali per l’incentivazione degli interventi di efficienza energetica: i certificati bianchi, le detrazioni fiscali e il conto termico. Gli ultimi due sono mirati agli edifici e specializzati rispettivamente sul settore privato e pubblico (per quanto il conto termico comprenda anche il privato per interventi legati alle fonti rinnovabili termiche, come solare termico, pompe di calore e caldaie a biomasse).

I certificati bianchi – detti anche titoli di efficienza energetica o TEE – sono stati invece introdotti nel 2001, e effettivamente attivati nel 2005, con l’ambizione di coprire tutti i settori e le tecnologie. Essi rappresentano il meccanismo di incentivazione più longevo introdotto nel nostro Paese e, passando attraverso aggiustamenti successivi, stanno entrando nella quarta fase, in virtù delle nuove linee guida pubblicate il 3 aprile (D.M. 11 gennaio 2017).

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Pacchetto invernale UE: i rischi dell’addizionalità

La Commissione europea ha presentato alla fine dello scorso anno due proposte di revisione della direttiva efficienza energetica EED – COM(2016) 761 – e della direttiva sulle prestazioni energetiche dell’edilizia EPBD – COM(2016) 765. Esse mirano ad estendere al 2030 il raggio di azione delle direttive esistenti e a introdurre alcune razionalizzazioni e modifiche in un’ottica di rafforzamento delle politiche rivolte all’efficienza energetica. Di seguito illustro la posizione di FIRE presentata all’audizione alla Commissione X del Senato il 2 febbraio.

Alcuni aspetti del pacchetto proposto dalla Commissione europea sono del tutto condivisibili – ad esempio l’attenzione posta al contrasto della fuel poverty, alla misura dei consumi, alla mobilità elettrica, etc. –, ma alcuni elementi sono opinabili e potrebbero avere più effetti negativi che positivi.

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Mercato dei TEE e prezzi al rialzo

Si è parlato di questo tema caldo al tradizionale convegno organizzato da FIRE a KeyEnergy in collaborazione con Rimini Fiera, che è stata anche l’occasione di parlare delle nuove linee guida sul meccanismo dei TEE. La mia presentazione ha affrontato il tema dei risultati del mercato dei certificati bianchi, ragionando su alcuni degli elementi in grado di influenzarne il prezzo e sulle prospettive in considerazione della disponibilità attuale e prevista nei prossimi mesi.
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L’opportunità del GNL per le imprese non metanizzate

Nell’industria circa un quarto degli approvvigionamenti energetici è off-grid, in zone non coperte dal gas naturale. Di questi il 90% si riferisce a combustibili solidi o liquidi. Il GNL può dunque rappresentare una valida alternativa in virtù delle sue caratteristiche ambientali, energetiche ed economiche. In genere diventa utilizzabile per consumi equivalenti annui superiori a centomila metri cubi di gas e nel Nord Italia, in attesa che l’infrastruttura di distribuzione si sviluppi. La presentazione con cui ho aperto il webinar FIRE-Liquigas offre alcuni spunti sulle opportunità collegate all’impiego del GNL.

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