Decarbonizzazione: istruzioni per l’uso

FIRE decarbonizzazione e sostenibilità

Approfitto di un articolo scritto per il quotidiano Il Roma per parlare di decarbonizzazione e ragionare su cosa significhi, perché sia importante e cosa fare per ridurre il contenuto di gas serra nelle nostre attività economiche. Non è solo una questione di tecnologie, né basteranno le fonti rinnovabili. Avremo bisogno soprattutto della nostra intelligenza. Questo perché per riuscire a raggiungere gli obiettivi futuri non basta procedere per affinamenti successivi delle soluzioni oggi impiegate, ma occorre introdurre nuovi modelli e stili di vita, e ripensare la quotidianità. Una sfida tutt’altro che banale da portare a termine.

Ormai tutti dovremmo avere sentito parlare più volte di decarbonizzazione. Una parola non particolarmente affascinante, ma collegata a un concetto di fondamentale importanza: la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica e dei cosiddetti gas serra, responsabili del riscaldamento globale con tutte le sue nefaste conseguenze. Una necessità legata alla preservazione degli esseri umani e della vita come la abbiamo intesa ormai per decenni, da mettere insieme alla protezione della biodiversità e all’uso sostenibile delle risorse del Pianeta Terra.

Detto che la decarbonizzazione ci serve, e anche alla svelta, c’è da capire cosa sia e cosa significhi per le imprese e per noi come cittadini. Partiamo da un test: a cosa pensate quando sentite questo vocabolo? Le opzioni sono potenzialmente tante, ma probabilmente l’immagine che si è formata nella vostra testa è quella della sostituzione di centrali termoelettriche a carbone e gas con impianti eolici e fotovoltaici. Ossia il passaggio a un sistema elettrico fondato sulle fonti rinnovabili (aggiungendo ovviamente anche le altre: idroelettrico, biomasse e geotermia). Questo, in effetti, è uno dei cardini del passaggio a un’economia a basso contenuto di carbonio. E sarebbe bello se fosse sufficiente, perché ci consentirebbe di continuare la nostra vita come se niente fosse. 

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Serve una carbon tax?

carbon tax

Per accelerare la decarbonizzazione servono ingenti risorse. Una carbon tax potrebbe essere la soluzione più semplice per riuscire a raccoglierle (anche se poi andrebbe dimostrato che sapremmo investirle in politiche efficaci). Oppure potrebbe essere strutturata in modo da non alterare la pressione tributaria (riducendo il cuneo fiscale, ad esempio), mandando però un segnale di prezzo in grado di stimolare scelte in grado di ridurre le emissioni attraverso la scelta di prodotti e servizi a limitata impronta carbonica. Penso sia utile approfondire la tematica con un adeguato dibattito (possibilmente basato su analisi e scenari), in modo da individuare le soluzioni migliori. Nell’articolo, pubblicato su Quotidiano Energia, ricordo anche i consistenti risparmi parcheggiati in conti non fruttiferi che potrebbero essere mobilitati per la decarbonizzazione senza nemmeno introdurre nuove misure, purché la politica riesca a dare fiducia a famiglie e imprese (meno social e risse continue, più negoziazione e rispetto del proprio ruolo la ricetta…).

Negli ultimi tempi si sente parlare con crescente interesse di carbon tax, sia a livello europeo, sia nazionale, con diverse organizzazioni che propongono la tassazione sul carbonio come strumento per promuovere la decarbonizzazione. Il ragionamento di base è semplice: gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sono ambiziosi da conseguire ed è difficile pensare di raggiungerli a condizioni attuali senza mettere in campo risorse consistenti. Risorse che una carbon tax potrebbe consentire di raccogliere, stimolando nel contempo efficienza energetica, fonti rinnovabili e cambiamenti comportamentali. 

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