Quel mio ultimo tema

Buon Natale da FIRE

Questa volta sono talmente in ritardo con gli auguri che sento le renne di babbo natale ansimare dietro di me… Vabbè, si fa quel che si può e, come diceva quello, meglio tardi che mai. Vi lascio al mio tradizionale messaggio di auguri, sperando che possiate passare tutti un buon Natale e riposarvi durante le festività. Un pensiero speciale a chi invece è in difficoltà o immerso nel dolore e dunque non riuscirà a festeggiare. Il Bambinello, alla fine, ci ricorda che si può sempre ricominciare e che ciascuno di noi ha i suoi pastori e i suoi re magi.

Sin dalle elementari i temi non sono stati il pezzo forte del mio repertorio scolastico. Ricordo che allora ascoltavo con ammirazione i lavori delle mie compagne Valentina e Luana, che riuscivano a rappresentare scene incredibili, tripudio di immaginazione e arte di raccontare storie. Non che scrivessi male, ma con il mio approccio sintetico e concreto raramente andavo oltre il discreto. 

Eppure, alla maturità classica fu proprio il mio tema a raccogliere i complimenti e le lodi della commissione. Avevo avuto la fortuna di potere scegliere una traccia che mi stava a cuore: il divario fra nord e sud del mondo, con le sue disuguaglianze insopportabili e indegne. 

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C’erano una volta i (Gesù) bambini

nonni

Si può festeggiare il Natale in un anno dominato da chiusure, restrizioni, lavoro che non c’è, morti e separazioni? Si può dare credito ai personaggi e alla storia del presepe quando si è presi da un mix di paura, rabbia o addirittura disperazione?

I miei nonni materni ebbero sette figli, più due nati morti, vissero separati per anni, prima per la guerra, poi per la necessità di lavorare (o meglio, campare, cosa ben diversa dallo stare lontani per seguire la carriera). Lavori duri e umili, tipici di quel periodo per terre lontane dalla ricchezza come il Friuli (che seppe costruirla negli anni del boom). Sapevano adattarsi a qualunque lavoro e qualunque condizione, senza lamentarsi, ma anzi grati di quello che avevano. Venivano da famiglie che nei giorni di festa potevano gustarsi una fettina di salame a testa e tenevano relazioni amabili con tutti. Trasmettevano serenità (beh meglio non vincere con mio nonno a carte, ma con me bambino era diverso…).

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I doni del presepe

presepe MDS2019

Se siete a Roma e vi capita di passare dalle parti di San Pietro, andate a visitare la mostra dei 100 presepi in via della Conciliazione. Se non siete nella città eterna potete dare un’occhiata alla galleria sul sito web della manifestazione. È affascinante vedere come persone diverse hanno interpretato la nascita del Bambinello usando le ambientazioni e i materiali più vari. Ed è bello pensare che chiunque può farsi un suo presepe con quello che gli capita per le mani e trovargli uno spazietto da qualche parte in casa.

Per chi ha la fortuna di averlo, il presepe è un gran dono. Prima c’è l’avventura di costruirlo. Ogni anno si può cambiare qualche cosa e giocare con il ruolo dei personaggi (c’è spazio per tutti, visto che la buona novella è ecumenica) o dare vita a nuove storie. Se poi si è in tanti a metterci mano, ogni pecora diventa motivo di discussione e ci si diverte con il lavoro di gruppo…

Poi c’è la possibilità di osservarlo. Magari al buio, illuminato dalle lucette. Con il suo silenzio, che fa da contrasto al chiasso e al profluvio di parole e di urla che caratterizza questo tempo. Ecco, il presepe ci aiuta a riscoprire l’ascolto. Due elementi di cui si avverte un gran bisogno, perché solo stando in silenzio e ascoltando si possono capire i punti di vista degli altri e si può collaborare per trovare soluzioni condivise ed efficaci ai problemi che ci affliggono. Il presepe è anzitutto una storia di nascita, e quindi di costruzione e meraviglia, che ci offre la speranza in un mondo migliore.

Con l’occhio che passa da un personaggio all’altro, si può fare un bel viaggio per ritrovare noi stessi e scoprirci spettatori privilegiati dell’evento. Ma il presepe si può anche usare per ammirare, pregare, cantare, giocare… chiedetelo a un bambino.

Alla fine, come ogni cosa bella, anche il presepe va messo da parte. Un altro Natale è passato portandosi via la sua magia. Ma, se l’avremo vissuto almeno un po’, qualcosa rimarrà con noi per affrontare il nuovo anno con rinnovato vigore.

In fondo è proprio questo il bello. Quella notte a Betlemme è stata unica e irripetibile, ma noi possiamo fare in modo che ogni nostro atto abbia un proprio senso e possa portare un dono a chi ci circonda. Che sia il regalo di uno dei re magi o la presenza silenziosa dei pastori poco conta. Perché alla fine nel presepe, a parte la Sacra Famiglia, ci siamo noi nella nostra quotidianità.

Buon Natale!

Auguri di buon Natale!

Presepe lego. Si precisa che il drago non sputa ancora fuoco...
Presepe lego artigianale. Si precisa che il drago non sputa ancora fuoco…

C’è rabbia in giro. Si percepisce sui media come nei rapporti quotidiani, al di là degli amorosi scambi di vedute che sempre più accompagnano ogni guidatore che si rispetti nelle nostre città. Per lo più sono piccoli episodi, niente di più, ma incidono sulle nostre vite. Basta fermarsi un attimo a pensare a come andavano le cose qualche anno fa per capire che il germe della paura e della perdita di ricchezza sta infettandoci, portandoci a chiuderci di più in noi stessi. E la frenesia del vivere odierno rende difficile rendersene conto anche nel periodo natalizio, visto che abbiamo sempre meno tempo per assaporarne la luce. Spero che l’anno prossimo porti migliore consiglio, perché è nella collaborazione e nel dialogo che si può sperare di far crescere qualcosa di buono, non nell’egoismo.

rabbia-e-volonta
C’è chi lotta e chi è verde dalla rabbia…

Non dobbiamo avere paura. Non ci mancano le forze e le capacità per affrontare le prove che ci attendono. Basta pensare a quanti affrontano difficoltà apparentemente insormontabili con serenità e il sorriso sulle labbra. Le paralimpiadi di Rio sono state un esempio sfolgorante, che sono contento di aver seguito almeno a tratti. Ma ancora di più lo sono le tanti vicissitudini che accompagnano molte persone nel silenzio della quotidianità. Persone luminose che non si danno per vinte, combattono, vivono, riescono a sorridere anche quando questa è l’unica cosa che possono fare. Esempi per tutti e stimolo ad assaporare tutto ciò che di buono abbiamo e a vivere con maggiore serenità e slancio questa nostra vita.

Non chiudiamoci di fronte alle difficoltà, per non crearne di peggiori, e cerchiamo strade per vivere insieme in armonia. Niente dà più soddisfazione che continuare ad attaccare mattoncini per innalzare la nostra costruzione e rimanerne soddisfatti al termine dei lavori!

Buon Natale e un sereno 2017 a tutti voi!

P.S. Spero che il Bambinello non se la prenda se gli animali del presepe lego costruito per l’occasione non sono quelli cui siamo avvezzi. In fondo il draghetto dovrebbe risultare efficace nel portare un po’ di tepore (senza esagerare ;-)…

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Buone feste a tutti!

La forza delle tradizioni

Sono passato per l’aeroporto di Bruxelles due volte la scorsa settimana, sapendo che ormai ogni viaggio è a rischio. Pochi giorni dopo l’ennesima strage, che si aggiunge a quelle che insanguinano l’Africa e il Medio Oriente. Millenni di storia di civiltà non hanno cambiato l’animo umano: la barbarie continua a segnare Paesi e popoli, allora come ora.

E, sia ben chiaro, la barbarie non è legata solo a chi si fa saltare in aria per uccidere gente impegnata nel vivere quotidiano, ma anche a chi pensa di risolvere tutto con le armi (a nulla vale renderle intelligenti, se non si fa altrettanto con chi le può usare), a chi costruisce muri invece di pensare a profughi che in parte arrivano per le azioni compiute in nome dell’esportazione della democrazia (che regolarmente lascia intere aree nel caos, ma ancora trova degli estensori), a chi ha lasciato finire le nostre città in mezzo ai debiti e ha tolto i servizi essenziali ai bisognosi solo per arricchirsi illecitamente, a chi continua a compiere errori perché non vuole imparare dalla Storia.

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