Quel mio ultimo tema

Buon Natale da FIRE

Questa volta sono talmente in ritardo con gli auguri che sento le renne di babbo natale ansimare dietro di me… Vabbè, si fa quel che si può e, come diceva quello, meglio tardi che mai. Vi lascio al mio tradizionale messaggio di auguri, sperando che possiate passare tutti un buon Natale e riposarvi durante le festività. Un pensiero speciale a chi invece è in difficoltà o immerso nel dolore e dunque non riuscirà a festeggiare. Il Bambinello, alla fine, ci ricorda che si può sempre ricominciare e che ciascuno di noi ha i suoi pastori e i suoi re magi.

Sin dalle elementari i temi non sono stati il pezzo forte del mio repertorio scolastico. Ricordo che allora ascoltavo con ammirazione i lavori delle mie compagne Valentina e Luana, che riuscivano a rappresentare scene incredibili, tripudio di immaginazione e arte di raccontare storie. Non che scrivessi male, ma con il mio approccio sintetico e concreto raramente andavo oltre il discreto. 

Eppure, alla maturità classica fu proprio il mio tema a raccogliere i complimenti e le lodi della commissione. Avevo avuto la fortuna di potere scegliere una traccia che mi stava a cuore: il divario fra nord e sud del mondo, con le sue disuguaglianze insopportabili e indegne. 

Sono passati quasi trent’anni da allora, e, oltre al fatto che non ho scritto più temi, la situazione è certamente migliorata se si prendono gli indicatori base, come la mortalità infantile e l’accesso a beni e servizi di base. Ma il divario resta: ce lo ricordano i centri di detenzione dei migranti, i barconi che tentano la traversata verso l’Italia e la Grecia, e la pandemia con le statistiche sulle percentuali dei vaccinati (tra l’altro, così facendo alimentiamo varianti virali à gogo e finiamo per rendere meno efficaci i vaccini per i fortunati che li hanno a disposizione).

Ma quello che più è cambiato sono le nostre società. Ci siamo inariditi, anestetizzati dal benessere e dalla diffusione di strumenti ingegnerizzati per schiavizzare le nostre menti, che, non contenti, mettiamo anche nelle mani dei più giovani, che sono ancora meno attrezzati a difendersi e infatti sono vittime di gravi problemi. Abbiamo perso alcuni valori di riferimento, senza che venissero sostituiti da qualcosa di meglio. Può sembrare secondario, ma c’è una grande differenza, ad esempio, fra chiedere di aggiungere nelle aule scolastiche i simboli di altre religioni e chiedere di togliere il crocifisso. Nel primo caso si pongono le basi per una discussione e comprensione comune con la possibilità di un’evoluzione positiva per tutti, nel secondo si eliminano dei riferimenti culturali fondanti, alimentando divisioni e incomprensioni.

Il punto è che in un mondo globalizzato non solo tutto si propaga ovunque a grande velocità, dagli insetti e dai virus ai costumi e alle crisi, ma le sfide che occorre affrontare – pandemie, diseguaglianze, clima, popolazione che cresce e risorse limitate, tecnologie che cessano di essere strumenti di crescita, etc. – sono mondiali e richiedono la partecipazione e lo sforzo di tutte le parti. Altrimenti quel divario che avevo toccato nel mio tema creerà disastri ancora più grandi di quanto potesse fare negli anni Novanta.

E noi che c’entriamo con tutto questo? Niente e tutto. Anche se non siamo Gandhi o Madre Teresa, ogni nostra parola e ogni nostro atto influenza chi ci circonda e può aiutare a costruire o a distruggere. Faremo comunque entrambe le cose, ma possiamo metterci in discussione e puntare di più sulla prima opzione. Il Natale, che ci invita a tornare bambini, ci ricorda come da piccoli si impara prima a distruggere e poi a costruire. Spaccare tutto è più semplice e rapido, ma mettere mattoncino su mattoncino per dare vita alle nostre idee dà molta più soddisfazione e rende i nostri giochi più lunghi e arricchenti.

E allora proviamoci a tornare bambini. A guardare la vita con filtri colorati anche quando sembra volerci distruggere con le sue prove. A non perdere la speranza. A riscoprire il modo per stare con gli altri ascoltandoci e rispettandoci. Ci sono tante persone che provano a farlo ogni giorno. Proviamoci tutti insieme.

Buon Natale a tutti!

7 Comments

  1. Tema da dieci e Loden… Visto il freddo. Complimenti una penna degna di un inchino. Augurissimi dal freddo trentino

  2. I like this time to be a child again, maybe to tear down everything and then discover something new, or just to be a child again. Thanks Dario.

  3. “E’ un uomo che gioca a fare il bambino”
    è stato il complimento che ho sempre ricordato e apprezzato durante tutta la mia vita.
    Credo sia giusto rivolgerlo anche a te.
    Caro mio.
    p

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