La forza dei bambini

Quest’anno neanche riesco ad aggiornare il blog… Figuriamoci a scrivere il messaggio di auguri in anticipo. Comunque, per vostra sfortuna forse, ce l’ho fatta anche questa volta. Prendetevela con gli aficionados che continuano a incitarmi. Io invece ne approfitto per ringraziarli in anticipo per spronarmi a dedicare un po’ di tempo a tutti quelli che conosco. Non sarà un granché, ma penso che ci sia un grande bisogno di provare a donare e donarsi. E poi, se regalassi a tutti un panettone, sarebbe un ulteriore attentato alla linea, no? Buona lettura, dunque!

Il Natale è una festa che mi ha sempre affascinato. Intanto, al contrario di quasi tutte le altre, comincia settimane prima di consumarsi, grazie a un’atmosfera resa magica dai misteri (la nascita di Gesù, Babbo Natale che porta i regali chissà come, i Magi che seguono la cometa), dalla possibilità di dedicare tempo per pensare agli altri e a noi, e dalle luci che animano case, negozi e vie. E poi, per molti, continua per qualche tempo, vuoi per il presepe e l’albero che rimangono a tenerci compagnia, vuoi per la possibilità di gioire dei regali ricevuti.

Soprattutto, il Natale è la festa della nascita del Bambinello. È un peccato che la natalità sia sempre più in calo non solo per gli effetti demografici, sociali ed economici che ciò comporta, ma perché significa che ci sono meno occasioni per godersi i nuovi arrivati. Ancora ricordo le stupidaggini scambiate con le ostetriche in sala parto (per la gioia di mia moglie, ovviamente), la neonata presa in braccio e portata ai primi controlli, le sfide e i giochi dell’infanzia, i cambi di pannolino più o meno avventurosi, le notti insonni e le relative conseguenze (la migliore per me rimane la volta in cui tentai di aprire la porta di casa premendo il pulsante della chiave dell’automobile…). I bambini si amano tanto perché gli si dà tanto. Poi certo ci sono casi, davvero tristi, in cui questo amore genitoriale manca, così come spesso il nostro amore non è all’altezza del compito. Perdonateci figli quando è così.

Ma rimaniamo con i bambini, che è meglio. C’è una cosa che tutti facciamo da bambini e non ci rendiamo conto di quanto sia enorme: non ci arrendiamo mai. Quando iniziamo a cercare di maneggiare gli oggetti, gattonare o muovere i primi passi proviamo e riproviamo e riproviamo finché non riusciamo. Qualche volta mostriamo anche innate capacità teatrali piangendo a dirotto di fronte a una caduta più dolorosa o impacciata di altre, ma è solo un po’ di scena e ripartiamo. Non ci interessa cosa pensano gli altri (tanto ancora non li capiamo bene) e non ci giudichiamo se falliamo. Semplicemente insistiamo. Viviamo il presente, un passo alla volta. Del resto i bambini sono incredibili anche di fronte alla malattia, quella vera: non si lamentano, non si preoccupano, ma vivono, gioendo di quello che hanno.

Anche se vedo che la gente fa sempre più fatica a sentire e vivere il Natale, perché sempre impegnata a correre dietro a impegni forse non così importanti, c’è comunque la speranza di trovare almeno un giorno per meditare un attimo su come affrontiamo la vita da bambini (e magari anche sulla vita del Bambinello, che male non fa…). Nulla ci vieta di continuare a viverla in quel modo, soprattutto in periodi in cui è facile farsi prendere dalla paura e smarrirsi come quelli che stiamo vivendo. Riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno, a stringerci al buono che c’è intorno a noi e in noi, a cercare e trovare la dimensione che ci consente di vivere la nostra vita con pienezza dando sfogo ai nostri talenti. Ecco, questo vi auguro in questo Natale, di ritrovare almeno un po’ del nostro animo fanciullesco.

Un abbraccio finale a chi ha vissuto sofferenze, a chi è in guerra, a chi è al freddo e al buio, a chi non ha mai potuto apprezzare il Natale, a chi è solo, a chi ha perso il lavoro, e a chi ha vissuto la gioia della nascita, ma anche l’enorme sofferenza della perdita di un figlio. A tutti voi un augurio ancora più forte di trovare la forza per rialzarvi e una nuova pienezza.

Buon Natale a tutti!

12 Comments

  1. Dopo aver letto i tuoi auguri di Natale ho deciso di non leggere nessun quotidiano per almeno 2 giorni, voglio tenermi addosso la bella sensazione delle tue parole. Cettina. Buon Natale

  2. Ing.Dario buongiorno e buona vigilia, spesso (non sempre!) leggo da questo blog ma stavolta essendo il titolo molto “stuzzicante” l’ho voluto leggere tutto e con la dovuta calma e attenzione posso solo che esprimere la mia completa condivisione, apprezzando, tra le varie, che benchè in esso non sono riportarti nomi,fatti e Stati, tra le righe emergono tremendamente per disumanità (che forse è anche eufemistico definire così!) quali siano. In realtà è già da diversi anni che definisco (e vivo) questo periodo di Sante Feste come occasione di rallentare i soliti frenetici ritmi, stare con i nipoti (veri doni divini!) e mangiare in maniera diversa (piatti della tradizione marinara della mia città!) e soprattutto con l’accortezza di evitare l’indesiderato effetto “pan(c)ettone”! Con stima e simpatia, porgo i migliori auguri di serene feste a te e a tutti gli affetti più cari!

  3. Grazie Dario per gli auguri, che ricambio con affetto, ed anche anche per il tema che ci hai proposto. Godere di quello che si ha e rialzarsi per fare meglio domani è una capacità che impariamo da bambini e dovremmo non scordarla.

  4. Grazie Dario, per la tua ormai proverbiale saggezza! Continua a ricordarci che ritornare bambini è la chiave per aprirci a tante meraviglie di questa vita…
    Buon 2023

  5. Grazie Dario, con i tuoi pensieri e auguri sai sempre arrivare al cuore. E bravi i tuoi aficionados che ti hanno chiesto di scrivere…è un appuntamento annuale che fa bene a tutti!
    Buon anno a te, alla tua famiglia e anche a tutti i tuoi lettori

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