Intervista sull’efficienza energetica

L’intervista rilasciata per il numero di ottobre della rivista Pianeta Terra.

Perché l’efficienza energetica è utile per il Paese? 

Utilizzare meglio l’energia porta una serie di benefici, al singolo, sia esso un’impresa, un ente o una famiglia, come alla società. Per il singolo i vantaggi sono la riduzione dei costi e dei rischi di approvvigionamento energetico, la diminuzione delle emissioni di gas serra, e una serie di altre ricadute che dipendono dagli interventi considerati (e.g. miglioramento comfort, sicurezza, produttività, qualità prodotti, manutenzione e gestione, valore asset, etc.). 

Per il Paese abbiamo un miglioramento della sicurezza energetica, la riduzione degli approvvigionamenti dall’estero, la diminuzione delle emissioni di gas serra e di altri inquinanti, la riduzione della potenza di generazione rinnovabile e fossile (generazione base e riserva) da installare, l’incremento dell’occupazione. In merito a quest’ultimo punto l’efficienza energetica ha un impatto positivo sulla filiera sia perché diversi produttori di tecnologie hanno sede in Italia, sia perché è richiesto un contributo consistente per l’installazione, manutenzione e gestione degli impianti.

Il quadro normativo nazionale è coerente con gli obiettivi del Paese in termini di efficienza energetica?

Il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) per la verità è carente su due obiettivi: emissioni non coperte da ETS e consumi finali di energia. Entrambi sono legati all’efficienza energetica, per quanto il primo dipenda anche da altri fattori. È dunque necessario spingere di più nella direzione della riduzione della domanda, nonostante il PNIEC sia in linea con gli obiettivi comunitari per quanto riguarda le politiche di supporto con cui raggiungere gli obiettivi sui risparmi energetici. 

Sono due le direzioni in cui spingere a nostro parere. La prima riguarda l’assimilazione e applicazione del principio prima l’efficienza energetica. Tale obiettivo, rafforzato dalla direttiva 1791 pubblicata a settembre 2023, richiede che le politiche nazionali e locali valutino sempre il loro impatto in termini di efficienza energetica e la possibilità di conseguire maggiori risultati in termini di riduzione dei consumi energetici, nonché che negli investimenti si tenga conto delle opportunità legate all’efficientamento energetico. 

La seconda priorità è quella di spingere, attraverso programmi informativi e strumenti di supporto, a ridurre la domanda di energia cambiando gli stili di vita (famiglie) e, soprattutto, i modelli di business delle imprese. Nel primo caso non parliamo di sufficienza energetica, per quanto possa essere utile e produttiva in alcuni ambiti, ma di ripensare alcune abitudini che portano a consumare energia ed emettere CO2 senza particolari benefici per i singoli e la comunità. Nel secondo si tratta di fare comprendere alle imprese come sia possibile ridurre i consumi energetici rivedendo i modelli produttivi e le filiere (processi, materie prime e seconde, logistica e packaging, rapporti con il territorio, etc.) e, soprattutto, mettere sul mercato prodotti e servizi la cui proposta di valore incorpori l’uso razionale dell’energia e delle altre risorse (ad esempio riducendo l’impronta energetica ed ambientale).

Qual è lo “stato di salute” del meccanismo dei certificati bianchi?

Lo schema dei certificati bianchi, dopo un periodo di difficoltà iniziato intorno al 2016 e proseguito fino al 2021, sta un po’ per volta cercando di risollevarsi. Come mostrano i numeri illustrati dal GSE ad ottobre nel corso della tradizionale conferenza annuale sul meccanismo organizzata da FIRE, i segnali di una ripresa ci sono, ma sarebbe importante introdurre delle modifiche volte a un rilancio più sentito e in linea con gli obiettivi del PNIEC. 

FIRE ha più volte condiviso con le istituzioni competenti una serie di proposte per migliorare la situazione, che comprendono semplificazioni alla misura dei risparmi energetici per i progetti di piccola dimensione, l’introduzione di interventi con risparmi valutati senza misure sul campo, un maggiore supporto informativo e di dialogo da parte del GSE. Su quest’ultimo punto abbiamo apprezzato negli ultimi anni dei grandi passi avanti, e siamo convinti che continuando nell’ottica di un dialogo costruttivo fra Gestore e operatori si possano ulteriormente ridurre gli elementi di incertezza che hanno senza dubbio raffreddato la voglia di partecipare allo schema da parte delle imprese.

Rimaniamo inoltre in attesa dello schema ad aste che potrebbe favorire interventi sui processi industriali e sugli edifici troppo costosi per essere finanziati con il supporto fornito dai certificati bianchi, oltre a soluzioni ad alta replicabilità e ridotte esigenze di supporto economico.

Quali sono le priorità di azione di FIRE per il prossimo futuro e quali i progetti che state portando avanti?

FIRE cerca di mettere le proprie competenze e reti di relazioni al servizio dei propri soci, degli energy manager e degli altri stakeholder, informandoli sulle opportunità di intervento, formandoli su tutto ciò che serve a gestire al meglio l’energia, rendendo disponibili studi e ricerche, condividendo strumenti per rendere più efficace l’energy management e raccogliendo proposte e pareri da trasferire alle istituzioni competenti per migliorare il quadro legislativo. 

Fra le iniziative che stiamo portando avanti segnaliamo il progetto ENSMOV plus, che coinvolge tutti i Paesi europei nel supportare i ministeri e le autorità nazionali nella progettazione e gestione delle politiche di stimolo all’efficienza energetica. In questo contesto rendiamo disponibili una piattaforma sulle varie politiche adottate in Europa, studi e guide, impatti attesi dalle nuove direttive e numerosi incontri in presenza e virtuali per promuovere il dialogo fra i policy maker e fra questi, gli esperti e gli operatori di mercato. Nel progetto DEESME 2050 cerchiamo invece di supportare le PMI nel realizzare interventi di riqualificazione energetica attraverso strumenti dedicati, come l’analisi multibenefici, e l’analisi degli strumenti di finanziamento disponibili nei vari Paesi europei.FIRE è inoltre attiva in seno al Coordinamento FREE per promuovere efficienza energetica e fonti rinnovabili e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, ma anche di sviluppo, dell’economia.