Considerazioni sul 25 aprile

Bandiere sul Quirinale Dario Di Santo

Non so come la vediate voi, ma penso che una democrazia possa funzionare solo se c’è una visione di fondo condivisa, un insieme di valori in cui ci si ritrova, un senso di appartenenza a una cultura. Perché solo in questo caso si può essere disposti a sacrificare qualcosa, ossia a mettere amore nell’impresa, per il beneficio di tutti. Quell’amore che fa sì che il risultato, qualunque sia, ci appartenga in qualche modo e ci unisca ancora di più alla società.

Se questo si perde, si finisce per non essere più in grado di trovare soluzioni ai problemi che emergono dalle numerose differenze che esistono fra le persone. Nemmeno a quelle facili. 

E così si crea un ambiente fondamentalmente diviso, che getta i semi del contrasto sociale e, se le cose sfuggono di mano, di quei regimi dittatoriali che la giornata di oggi vorrebbe allontanare dall’orizzonte. 

Il 25 aprile è una festa importante, in quanto rappresenta la liberazione da una dittatura e da tutte le violenze, sofferenze e grandi danni da questa causati alla popolazione e alla società. 

La questione a mio avviso è: ma noi ci teniamo alla democrazia e alla libertà che ci offre? Se sì, cosa siamo disposti a concedere e a offrire agli altri per il benessere di tutti? In cosa siamo al servizio della società? Quanto amore vogliamo infondere nel processo di costruzione?

Non dipende dagli altri, dipende in primo luogo da noi.

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