Transizione energetica e PNRR

FIRE decarbonizzazione e sostenibilità

Testo dell’intervista rilasciata lo scorso luglio su transizione energetica e PNRR, con un focus sull’efficienza energetica. La pubblico in ritardo perché è una delle tante attività svolte lo scorso anno e non passate sul blog. Penso contenga qualche spunto interessante anche oggi. L’articolo è apparso su Transizione ecologica Italia.

Il Pnrr, sul fronte energetico, punta alle rinnovabili. Posto che i miracoli non esistono, com’è posizionata l’Italia rispetto agli obiettivi dell’accordo di Parigi e alle strategie contenute nel piano?

Diciamo che il PNRR si fonda su un uso più razionale dell’energia, rinnovabili senza dubbio, ma anche efficientamento energetico nei vari settori, con una maggiore destinazione delle risorse a edifici e mobilità. Si tratta di un piano importante, visto che il PNRR da solo cuba per l’Italia oltre 191 miliardi di euro, che arrivano a 235 miliardi di euro considerando anche React EU e il fondo complementare. Tanto per avere un termine di paragone, il PNIEC prevedeva un investimento cumulato aggiuntivo rispetto alle politiche correnti di circa 185 miliardi di euro. Evidentemente il PNRR risponde ad esigenze più ampie e collegate al rilancio dell’economia nei Paesi Membri, ma se ne intuisce la portata sull’azione di decarbonizzazione.

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Dipendenza dal gas e soluzioni

gasdotto

Il testo di un’intervista rilasciata a Donna Moderna sul tema della dipendenza dal gas naturale e sulle soluzioni a disposizione. Non risolveremo il problema in pochi mesi, ma se il cambiamento climatico non era abbastanza – a proposito, il nuovo rapporto IPCC è ancora più netto su quello che si prospetta per tutti noi – la guerra in Ucraina non può che spingerci ad accelerare un processo. Come nei migliori paradossi, la spinta arriva da chi ha meno interesse a muoverla.

A quanto ammonta il fabbisogno italiano di energia? Quali sono le principali fonti di approvvigionamento.

Nel 2019, anno prepandemia, il consumo interno lordo ammontava a circa 155 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep). Di queste, circa 61 Mtep erano riferite al gas naturale, utilizzato al 41% per la generazione elettrica e la cogenerazione – poco meno della metà delle fonti impiegate a tale scopo; le rinnovabili erano al 34% –, al 38% per gli edifici e al 13% per l’industria. Il gas rappresenta dunque una fonte fondamentale per il nostro Paese, non facile da sostituire in tempi brevi nemmeno in quantità limitate. È dunque importante non solo quanto ne usiamo, ma anche da dove arriva, e negli ultimi anni la dipendenza dalla Russia è purtroppo cresciuta eccessivamente.

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Caro energia: sfruttiamo l’efficienza energetica

FIRE energy efficiency first

Riporto di seguito il testo di un intervista rilasciata per adnkronos. L’efficienza energetica è un’opzione fondamentale che abbiamo per ridurre la dipendenza dall’estero, l’impatto del caro energia e i costi della transizione energetica. Sta a noi approfittarne, che ci si trovi in famiglia, in un’impresa o in un ente. Vediamo sinteticamente come.

Di fronte al caro bollette, agli obiettivi di transizione ecologica e di sicurezza energetica del Paese, che ruolo può avere l’efficientamento energetico?

Meno energia consumiamo, meno dipendiamo dall’estero, meno necessità abbiamo di investire in nuove centrali e nelle reti, meno elettricità, gas e altri combustibili dobbiamo comprare (e dunque le bollette si alleggeriscono) e, ovviamente, meno emissioni produciamo, sia di gas serra, sia di inquinanti. Aggiungiamo che la filiera nazionale di settore è ampia e interessa il manifatturiero, le costruzioni, i servizi e l’energia e capiamo come la scelta dell’Unione europea di introdurre alcuni anni fa il principio “prima l’efficienza energetica” abbia perfettamente senso. 

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Cultura dell’energia ed energy manager

figura tratta da smart city radio24

La crescita degli energy manager è un buon segnale: ci dice che aumenta la sensibilità verso i temi energetici e ambientali e, considerando anche la crescita delle organizzazioni certificate ISO 50001, che migliora la possibilità di vedere realizzati interventi volti a un utilizzo razionale dell’energia. Meno bene, purtroppo, il dato sulla pubblica amministrazione. Ne abbiamo parlato con Maurizio Melis nell’intervista radiofonica su Smart City, la trasmissione di Radio 24, il 26 giugno.

La decarbonizzazione richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, come ho ricordato ad esempio nell’audizione alla X Commissione della Camera e a Enermanagement, non può che passare attraverso un cambiamento comportamentale rilevante. Non basterà infatti efficientare l’uso delle risorse in ottica politiche correnti. Occorre dunque insistere con l’informazione e la formazione, per diffondere sempre più una cultura dell’energia e qualificare i professionisti e gli operatori di settore.

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