Buona Pasqua

Colomba pasquale dariodisanto.com

Preghiamo per la pace. Non solo in Ucraina e nelle altre zone in cui si combatte, talvolta da anni. La pace dei cuori. La pace che costruiamo rinunciando a parlare male degli altri e non insultando chi la pensa diversamente o, comunque, vediamo diverso da noi. La pace che costruiamo approcciandoci agli altri ascoltandoli e cercando punti di incontro, sapendo rinunciare a una parte di noi per il bene comune. La pace che dovremmo anelare perché le brutture della guerra straziano i cuori e dilaniano corpi e anime come niente altro.

Accompagnaci per mano Signore, perché siamo bambini litigiosi con giocattoli distruttivi. Insegnaci a preferire la pienezza del costruire al vuoto del distruggere. Apri i nostri cuori e illumina le nostre menti.

Un serena Pasqua a tutti quelli che possono viverla. Un abbraccio a chi soffre e non vede la luce, perché non perda la speranza e possa ritrovare il sorriso e la gioia di vivere.

Quel mio ultimo tema

Buon Natale da FIRE

Questa volta sono talmente in ritardo con gli auguri che sento le renne di babbo natale ansimare dietro di me… Vabbè, si fa quel che si può e, come diceva quello, meglio tardi che mai. Vi lascio al mio tradizionale messaggio di auguri, sperando che possiate passare tutti un buon Natale e riposarvi durante le festività. Un pensiero speciale a chi invece è in difficoltà o immerso nel dolore e dunque non riuscirà a festeggiare. Il Bambinello, alla fine, ci ricorda che si può sempre ricominciare e che ciascuno di noi ha i suoi pastori e i suoi re magi.

Sin dalle elementari i temi non sono stati il pezzo forte del mio repertorio scolastico. Ricordo che allora ascoltavo con ammirazione i lavori delle mie compagne Valentina e Luana, che riuscivano a rappresentare scene incredibili, tripudio di immaginazione e arte di raccontare storie. Non che scrivessi male, ma con il mio approccio sintetico e concreto raramente andavo oltre il discreto. 

Eppure, alla maturità classica fu proprio il mio tema a raccogliere i complimenti e le lodi della commissione. Avevo avuto la fortuna di potere scegliere una traccia che mi stava a cuore: il divario fra nord e sud del mondo, con le sue disuguaglianze insopportabili e indegne. 

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C’erano una volta i (Gesù) bambini

nonni

Si può festeggiare il Natale in un anno dominato da chiusure, restrizioni, lavoro che non c’è, morti e separazioni? Si può dare credito ai personaggi e alla storia del presepe quando si è presi da un mix di paura, rabbia o addirittura disperazione?

I miei nonni materni ebbero sette figli, più due nati morti, vissero separati per anni, prima per la guerra, poi per la necessità di lavorare (o meglio, campare, cosa ben diversa dallo stare lontani per seguire la carriera). Lavori duri e umili, tipici di quel periodo per terre lontane dalla ricchezza come il Friuli (che seppe costruirla negli anni del boom). Sapevano adattarsi a qualunque lavoro e qualunque condizione, senza lamentarsi, ma anzi grati di quello che avevano. Venivano da famiglie che nei giorni di festa potevano gustarsi una fettina di salame a testa e tenevano relazioni amabili con tutti. Trasmettevano serenità (beh meglio non vincere con mio nonno a carte, ma con me bambino era diverso…).

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Insieme ce la faremo

Bandiere sul Quirinale Dario Di Santo

Un breve messaggio per esprimere la mia vicinanza a tutti coloro che stanno passando momenti difficili: a chi è malato, a chi è solo, a chi vede il proprio lavoro a rischio, a chi è in ferie forzate, a chi continua a lavorare per assicurare i servizi essenziali a tutti noi, a chi si barcamena fra smart working e “smart schooling”, a chi antepone il Paese ai propri interessi, a chi ha paura, a chi ha perso i propri cari senza potergli stare vicino.

Come ogni esperienza forte, il corona virus lascerà ferite da medicare, ma è anche una grande occasione per riscoprire i valori della solidarietà, della collaborazione, della famiglia, dell’unità, del costruire insieme un futuro migliore. Un’occasione per comprendere ciò che conta e ritrovare sé stessi. Un’opportunità, infine, per scoprire un nuovo modo di affrontare la quotidianità, più sostenibile, più intelligente, perché, come ha detto papa Francesco, non si può pensare di vivere sani in un pianeta malato.

Teniamo duro! Insieme ce la faremo!

I doni del presepe

presepe MDS2019

Se siete a Roma e vi capita di passare dalle parti di San Pietro, andate a visitare la mostra dei 100 presepi in via della Conciliazione. Se non siete nella città eterna potete dare un’occhiata alla galleria sul sito web della manifestazione. È affascinante vedere come persone diverse hanno interpretato la nascita del Bambinello usando le ambientazioni e i materiali più vari. Ed è bello pensare che chiunque può farsi un suo presepe con quello che gli capita per le mani e trovargli uno spazietto da qualche parte in casa.

Per chi ha la fortuna di averlo, il presepe è un gran dono. Prima c’è l’avventura di costruirlo. Ogni anno si può cambiare qualche cosa e giocare con il ruolo dei personaggi (c’è spazio per tutti, visto che la buona novella è ecumenica) o dare vita a nuove storie. Se poi si è in tanti a metterci mano, ogni pecora diventa motivo di discussione e ci si diverte con il lavoro di gruppo…

Poi c’è la possibilità di osservarlo. Magari al buio, illuminato dalle lucette. Con il suo silenzio, che fa da contrasto al chiasso e al profluvio di parole e di urla che caratterizza questo tempo. Ecco, il presepe ci aiuta a riscoprire l’ascolto. Due elementi di cui si avverte un gran bisogno, perché solo stando in silenzio e ascoltando si possono capire i punti di vista degli altri e si può collaborare per trovare soluzioni condivise ed efficaci ai problemi che ci affliggono. Il presepe è anzitutto una storia di nascita, e quindi di costruzione e meraviglia, che ci offre la speranza in un mondo migliore.

Con l’occhio che passa da un personaggio all’altro, si può fare un bel viaggio per ritrovare noi stessi e scoprirci spettatori privilegiati dell’evento. Ma il presepe si può anche usare per ammirare, pregare, cantare, giocare… chiedetelo a un bambino.

Alla fine, come ogni cosa bella, anche il presepe va messo da parte. Un altro Natale è passato portandosi via la sua magia. Ma, se l’avremo vissuto almeno un po’, qualcosa rimarrà con noi per affrontare il nuovo anno con rinnovato vigore.

In fondo è proprio questo il bello. Quella notte a Betlemme è stata unica e irripetibile, ma noi possiamo fare in modo che ogni nostro atto abbia un proprio senso e possa portare un dono a chi ci circonda. Che sia il regalo di uno dei re magi o la presenza silenziosa dei pastori poco conta. Perché alla fine nel presepe, a parte la Sacra Famiglia, ci siamo noi nella nostra quotidianità.

Buon Natale!