Certificati bianchi: linee guida, risultati, proposte

I certificati bianchi rappresentano il principale schema di promozione dell’efficienza energetica nel nostro Paese. Avendo compiuto 12 anni sono però nel pieno dell’adolescenza e dunque soffrono dei tipici problemi di questa fase della crescita. Infatti, mentre la Strategia energetica nazionale (SEN) appena presentata dai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente ne conferma il ruolo, in special modo per l’industria, e parla di “potenziamento e semplificazione”, il GSE comunica a KeyEnergy che si sta ragionando su un nuovo meccanismo basato su aste. Intanto lo schema è affetto da truffe di dimensioni incredibili (si indaga su oltre 100 milioni di indebiti profitti), certificati bianchi sono bloccati da mesi per la questione dei certificati antimafia (tutti collegati a illeciti?), le nuove schede standard continuano a non essere pubblicate, aumentano le perplessità degli operatori sulla presentazione di nuovi progetti, e i prezzi di mercato volano ai massimi storici. 

Di seguito tratto il tema riportando le osservazioni sintetiche presentate da FIRE nell’ambito dell’Osservatorio dell’AEEGSI sull’efficienza energetica e l’ampia presentazione illustrata al tradizionale convegno FIRE di KeyEnergy a Rimini, ricca di dati.

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I certificati bianchi e la coperta di Linus

Fare ragionamenti sull’andamento dei prezzi di mercato dei certificati bianchi è difficile. Certo il mercato è stato corto negli ultimi anni, ma l’aumento dei prezzi è difficilmente ascrivibile al semplice rapporto domanda-offerta. Le regole su cui è basato fanno infatti sì che i prezzi possano salire senza un legame diretto con la disponibilità di titoli rispetto alla richiesta, per la mancanza dei freni inibitori che caratterizzano altri mercati. Ciò rende difficile fare previsioni su quanto accadrà. Di seguito qualche considerazione al riguardo. 

Lo schema dei certificati bianchi ha prodotto dal 2005 al 2016 circa 24 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) cumulate e 42 milioni di certificati bianchi (o TEE). I due numeri non coincidono per via del coefficiente moltiplicativo tau, che consente di conteggiare anche una parte dei risparmi futuri per progetti con vita utile superiore ai cinque anni.  A questi vanno aggiunti i TEE per la cogenerazione ad alto rendimento (CAR) che corrispondono a circa 2,2 milioni di TEE cumulati (in questo caso con corrispondenza fra i tep e i titoli).

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Certificati bianchi: una panoramica

L’articolo scritto a inizio aprile per fare una panoramica dello schema dei TEE. Uno sguardo veloce su risultati ottenuti, obiettivi e mercato e problemi aperti. Lo schema indubbiamente si presenta come una buona pratica a livello internazionale e il bilancio dall’avvio non può che essere considerato positivo. È ora il momento di intervenire per superare alcune difficoltà e problematiche manifestatesi negli ultimi due anni e per lanciare il meccanismo verso il 2020.

Pubblicato sul numero di aprile della rivista Qualenergia.

L’Accordo di Parigi sul clima siglato lo scorso dicembre rappresenta una svolta epocale nell’approccio alla gestione delle risorse disponibili nel nostro Pianeta. Non impone solo politiche, che i singoli Stati potranno implementare con maggiore o minore cura, ma soprattutto indica un percorso evolutivo per il mondo produttivo, i cui attori dovranno da subito cominciare a ripensare prodotti, servizi, proposta e catena di valore se vorranno svolgere un ruolo da protagonisti e rimanere competitivi. Nel percorso rivolto al contenimento dell’aumento delle temperature nei 2°C l’efficienza energetica dovrebbe svolgere la parte del leone (coprendo circa il 50% dell’obiettivo secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia).

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Non di sola addizionalità vivono i certificati bianchi

In vista dell’emanazione delle linee guida sui certificati bianchi continua il dibattito sui temi principali. Fra questi merita attenzione l’addizionalità, uno degli aspetti più interessanti e complessi da gestire e su cui da sempre si cerca di trovare il giusto equilibrio fra le esigenze dei policy maker, dei valutatori e degli operatori. L’addizionalità, però, è solo uno degli elementi alla base dell’efficacia di un meccanismo di incentivazione. Efficacia di cui si parla poco e in genere riferendosi al costo specifico dello schema (che però non è di per sé non fornisce indicazioni in tal senso). Nell’articolo che segue ho provato a sintetizzare altri elementi meno considerati ma ugualmente importanti da questo punto di vista: la materialità e il livello di incentivazione.

Pubblicato su: Qualenergia.

Di recente Emanuele Regalini ha pubblicato la prima parte di un suo interessante documento sull’addizionalità, in cui illustra con molta chiarezza il tema, in particolare in collegamento allo schema dei certificati bianchi. È una lettura che consiglio, sia per la qualità, sia perché non è facile trovare testi in Italiano che trattino l’argomento, anche se l’opera non è ancora completa (manca la parte sulle proposte che l’autore sta scrivendo).

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Certificati bianchi: offerta in calo

Nel 2015 si è verificato un deciso calo del numero di certificati bianchi emessi rispetto agli anni precedenti, secondo i dati pubblicati dal GME. Per l’obiettivo 2015 non dovrebbero esserci problemi, ma l’andamento dell’offerta nei prossimi mesi consentirà di capire se siamo di fronte a una potenziale difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi nei prossimi anni. Come ogni anno le tematiche di rilievo legate ai certificati bianchi saranno affrontate nella conferenza annuale FIRE “Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano”, giunta alla quinta edizione e in programma a Roma il 12 aprile.

Pubblicato su: Quotidiano Energia.

La recente pubblicazione della newsletter del GME con i dati dei mercati di dicembre consente di fare qualche valutazione sullo schema dei certificati bianchi, in vista della scadenza del 31 maggio e dell’emanazione delle nuove linee guida.

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