Le nuove linee guida sui certificati bianchi

Sono state pubblicate il 3 aprile le nuove linee guida sui certificati bianchi, con il D.M. 11 gennaio 2017. Le novità sono molte e consistenti: dai progetti ammissibili alle modalità di valutazione dei risparmi, dalle procedure di controllo e verifica agli strumenti di supporto. In un articolo preparato a febbraio per la rivista QualEnergia evidenzio gli elementi principali (dati più aggiornati sui TEE e i prezzi sono disponibili in quest’altro articolo). Ricordo che la FIRE organizza il 30 maggio a Milano la conferenza annuale Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano, in cui saranno discusse in dettaglio le novità delle nuove linee guida.

Pubblicato su: rivista QualEnergia.

Lo schema dei certificati bianchi nel 2017 entra in una nuova fase: nuove linee guida, nuovi obiettivi, nuove regole. Trattandosi del principale schema di supporto all’efficienza energetica nel nostro Paese, c’è da auspicarsi che le nuove regole si rivelino efficaci sia facilitando lo sviluppo del mercato nazionale, sia contribuendo al raggiungimento dei target europei.

Di seguito vengono illustrati i risultati raggiunti e vengono fornite indicazioni sulle principali novità introdotte con le nuove linee guida.

I risultati raggiunti e il mercato dei TEE

Lo schema ha prodotto dal 2005 al 2015 circa 22 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) cumulate e 36 milioni di certificati bianchi (o TEE). I due numeri non coincidono per via del coefficiente moltiplicativo tau, che consente di conteggiare anche una parte dei risparmi futuri per progetti con vita utile superiore ai cinque anni. A fine 2016 i TEE emessi hanno raggiunto quota 41,7 milioni e i risparmi 23,8 milioni di tep. A questi vanno aggiunti i TEE per la cogenerazione ad alto rendimento (CAR) che corrispondono a circa 2,2 milioni di TEE (in questo caso con corrispondenza fra i tep e i titoli).

Complessivamente un risultato impressionante, reso possibile dalla longevità e dal successo del meccanismo. D’altra parte, la capacità di produrre risparmi energetici – dopo una crescita continua fra il 2005 e il 2011 (figura 1), dovuta in parte alla possibilità di presentare più anni di rendicontazione alla presentazione del progetto (opportunità non più disponibile a partire dal 2014) –, sembra aver raggiunto una situazione di equilibrio nell’ordine dei 2 Mtep di risparmi annui. Si tratta di un valore che potrebbe non essere sufficiente per l’obiettivo al 2020, considerando che una parte di tali risparmi non è conteggiabile nell’ambito dell’art. 7 della direttiva 2012/27/UE. Secondo il Rapporto efficienza energetica 2016 dell’ENEA, infatti, nel biennio 2014-2015 lo schema dei TEE ha prodotto 1,8 Mtep di risparmi, con un obiettivo indicativo al 2020 di 16 Mtep. Va però detto che per gli obiettivi della direttiva vanno conteggiati anche i risparmi energetici collegati alle gare d’ambito gas, i certificati bianchi da cogenerazione ad alto rendimento ritirati dal GSE e quelli prodotti dai progetti beneficiari di TEE dopo il termine della vita utile. Si comprenderà meglio nei prossimi due anni, quantificando questi contributi e verificando il funzionamento delle nuove linee guida, quanto lo schema sarà capace di raggiungere i target prefissati.

Figura 1

Per quanto riguarda i certificati bianchi emessi e quelli disponibili, al 2 febbraio 2017 risultavano erogati 45,2 milioni di TEE, di cui 6,3 milioni disponibili nei conti proprietà degli operatori di mercato (in quanto non annullati, ritirati o bloccati). I certificati disponibili, in particolare, coprono l’obbligo minimo del 60% del target 2016 e la quota residua del 2014. I titoli che verranno rilasciati fra marzo e maggio, che dovrebbero essere nell’ordine dei due milioni, potranno servire successivamente per coprire l’obbligo 2017 o il residuo 2015 (pari a circa 2,9 milioni di TEE). Non vi è dunque un mercato corto nell’immediato, come già evidenziato dal GSE nei mesi scorsi.

Più complicato dire se ci potranno essere problemi nei prossimi due anni. I TEE rilasciati nel periodo 1 giugno 2016 – 31 maggio 2017 dovrebbe essere in linea con l’obiettivo 2017 (o della somma di obbligo minimo 2017 e residuo 2015 attuale, volendola vedere in un altro modo). Nel successivo periodo, i TEE nuovi dovrebbero essere in grado di compensare quelli che non saranno più emessi per il completamento della vita utile. La corsa a presentare nei prossimi mesi nuovi progetti per continuare a usufruire del coefficiente tau, insieme alla probabile conferma del prolungamento al 31 dicembre 2017 art. 14, comma 11, del D.Lgs. 102/2014, dovrebbe dunque portare a una quantità di certificati in grado di lasciare un po’ di respiro. Negli anni successivi, molto dipenderà dal funzionamento delle nuove regole.

Passando a un altro tema di interesse, il numero di PPPM rigettate rimane alto per uno schema partito oltre dieci anni fa. Nel 2015 sono state rigettate dal GSE il 42% delle PPPM valutate e il 7% delle RVC. Nel 2016, in relazione alle proposte già valutate, le due percentuali sono rispettivamente pari al 36% e al 13%. Sono valori che, per quanto suscettibili di variazione, in quanto molte proposte sono ancora in valutazione, evidenziano la necessità di maggiore chiarezza delle regole e migliore dialogo con gli operatori.

L’andamento del mercato negli ultimi mesi, infine, è stato caratterizzato dal superamento a più riprese del record storico di prezzo. Il 14 febbraio, data dell’ultima sessione di mercato alla chiusura di questo articolo, il prezzo medio pesato ha raggiunto i 245 euro a titolo. La figura 2 mostra l’andamento delle contrattazioni sul mercato spot. Il mercato bilaterale presenta prezzi inferiori, seppure con un trend in crescita. Nel mese di gennaio, ad esempio, il prezzo medio pesato sul bilaterale è stato di 138 euro (185 euro al netto degli scambi sotto i 100 euro). Questa differenza di prezzi fra spot e bilaterale ha fatto pensare a movimenti speculativi, al momento al vaglio dell’AEEGSI.

Figura 2

L’aumento dei prezzi non appare giustificato dalla disponibilità di TEE rispetto all’obiettivo 2016. Presumibilmente è stato determinato dall’incertezza sul futuro e dalle strategie di acquisto tipiche dei distributori, che – non considerando eventuali comportamenti speculativi – tendono ad acquistare con continuità per non rischiare di trovarsi con un proprio costo medio pesato molto diverso dal contributo tariffario, a sua volta collegato al prezzo medio pesato del mercato spot.

È difficile fare previsioni sui prezzi futuri, ma si può osservare che con le condizioni attuali di mercato il meccanismo offrirà senza tau un contributo economico in linea con le linee guida precedenti. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal costo dello schema, che ovviamente è direttamente dipendente dal prezzo medio del mercato spot, cui è collegato il contributo tariffario.

Quanto sopra scritto mostra luci e ombre. Non a caso una modifica delle regole del gioco era ormai attesa da tempo.

Le nuove linee guida

Le nuove linee guida definiscono anzitutto gli obiettivi per i prossimi anni, mantenendo la differenziazione fra target globali in fonti primarie – comprensivi di TEE CAR ritirati, gare d’ambito gas e risparmi generati da progetti già conclusi ma ancora attivi – e target specifici per TEE. Viene attuata una forte riduzione degli obiettivi espressi in TEE, che passeranno da 5,3 a 7,1 milioni di titoli fra 2017 e 2020, contro i 9,5 milioni del 2016. Essa è dovuta al venire meno – per i progetti presentati dall’entrata in vigore delle nuove linee guida – del coefficiente tau, il cui valore medio negli ultimi due anni è stato di 2,9. Viene confermata la possibilità di conseguire un obiettivo minimo del 60% senza incorrere in sanzioni, da compensare entro l’anno successivo (il D.M. 28 dicembre 2012 aveva portato a due anni tale termine).

Per quanto riguarda i soggetti ammessi, si conferma quanto previsto in precedenza: possono presentare progetti i distributori, obbligati e non, le ESCO certificate UNI CEI 11352 e le organizzazioni con un EGE UNI CEI 11339 in organico o con sistema di gestione dell’energia ISO 50001. Permane l’obbligo di nomina dell’energy manager per tutta la vita utile se previsto dall’art. 19 della legge 10/1991.

Di seguito si riportano le principali novità. Anzitutto vengono chiarite meglio le responsabilità dei soggetti coinvolti nella presentazione delle domande, prevedendo l’adozione di un contratto tipo definito dal GSE. Questo dovrebbe tutelare meglio le parti, in particolare le ESCO, e ridurre il rischio di non conformità nel tempo.

In merito ai progetti ammissibili, le linee guida presentano una tabella in cui sono indicati gli interventi previsti, la relativa vita utile e il tipo di risparmio (elettrico o non elettrico). Eventuali misure non incluse nella tabella saranno oggetto di istruttoria da parte del GSE sottoposta ad approvazione ministeriale tramite delibera direttoriale (un aspetto che dovrebbe garantire una maggiore rapidità di azione rispetto a un decreto, sebbene i tempi non potranno essere brevissimi, anche in ragione della concertazione fra MiSE e MATTM). Le fonti rinnovabili vengono limitate all’effetto di miglioramento dell’efficienza energetica e si ribadisce che i progetti di efficientamento realizzati per rispettare vincoli normativi possono essere ammessi solo se addizionali rispetto ai requisiti prescritti.

Vengono poi completamente riviste le modalità di riconoscimento dei certificati bianchi. Il coefficiente tau viene eliminato e si ritorna all’impostazione originaria della vita utile – ossia del numero di anni per i quali si ricevono i TEE – variabile in funzione del tipo di progetto (comunque non superiore a dieci anni).

Sono inoltre previsti due tipologie di progetti: quelli a consuntivo e quelli standard (rispettivamente PC e PS). Sui primi non ci sono grosse novità, a parte l’introduzione di criteri più stringenti per la valutazione della baseline dei consumi (con monitoraggio esteso a dodici mesi con campionamento giornaliero, salvo processi uniformi nel tempo). I secondi sono completamente nuovi, e rappresentano sostanzialmente una sintesi fra i vecchi progetti standard e analitici. I nuovi progetti standard, che potranno essere presentati laddove non vi sia convenienza economica all’installazione di misuratori su tutti gli interventi, prevedono infatti la definizione di un campione rappresentativo da sottoporre a misura attraverso un apposito algoritmo di calcolo dei risparmi energetici. L’elenco dei progetti standard disponibili sarà pubblicato sul sito del GSE previa approvazione dello stesso attraverso decreto direttoriale MiSE-MATTM. Sarà possibile proporre al GSE altri PS da aggiungere all’elenco, che saranno sottoposti ad apposita istruttoria.

In sostanza è richiesta agli operatori una quantità di dati e informazioni maggiore rispetto al passato, che fungerà presumibilmente da freno in un primo periodo, ma nel contempo quanto richiesto appare il normale corredo di un contratto di rendimento energetico (EPC) o comunque di un accordo ben strutturato fra cliente e fornitore, per cui potrà presumibilmente facilitare una maggiore qualificazione del mercato.

In relazione alla procedura di valutazione è previsto che il GSE, avvalendosi del supporto di ENEA e RSE, nomini un responsabile di procedimento entro trenta giorni e comunichi gli esiti della valutazione entro 90 giorni (sia per proposte di progetto che per richieste di verifica e certificazione dei risparmi), cui possono aggiungersi fino a 60 giorni in caso di richiesta di integrazioni. Viene meno il silenzio/assenso previsto in precedenza per le PPPM (ora sostituite dai PC).

La cumulabilità per i progetti presentati secondo le nuove linee guida viene ristretta ai soli incentivi non statali nei limiti previsti dalla normativa europea. La copertura dei costi rimane a carico delle tariffe elettriche per i risparmi di elettricità e di quelle del gas negli altri casi, compresi i trasporti.

Le attività di verifica e controllo sono improntate a una maggiore chiarezza, sia in termini procedurali, sia in merito alla tipologia di violazioni che portano alla decadenza degli incentivi in quanto indebitamente conseguiti. Le verifiche, che potranno essere realizzate nel corso della vita utile del progetto e si applicano anche ai progetti presentati secondo le linee guida precedenti, saranno effettuate anche avvalendosi di ENEA, RSE o altri soggetti idonei.

Fra le misure di accompagnamento, la più interessante è la previsione di una guida operativa redatta dal GSE, con il supporto di ENEA e RSE, che fornirà indicazioni sui progetti ammissibili, le loro caratteristiche, il potenziale di risparmio e la definizione della baseline dei consumi. Tale strumento, se ben realizzato, potrebbe contribuire a ridurre l’attuale alto numero di pratiche oggetto di rigetto e/o integrazione.

Le nuove linee guida entreranno in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Nello stesso periodo di tempo sarà possibile presentare progetti secondo le regole previste dal D.M. 28 dicembre 2012, inclusa l’applicazione del tau. È anche previsto che i grandi progetti che non raggiungano la dimensione dei 35 ktep possano procedere alla rendicontazione come progetti a consuntivo secondo le vecchie linee guida, senza l’applicazione degli eventuali premi.

In conclusione, presentare progetti secondo le nuove linee guida sarà senza dubbio più complesso di quanto non lo sia stato nei primi anni di attuazione dello schema. La maggiore chiarezza delle procedure e delle regole, insieme alla guida operativa, dovrebbero però consentire di proporre progetti con maggiore affidabilità e con un migliore livello qualitativo, utile a prescindere dall’accesso allo schema. Presumibilmente soffriranno gli interventi di piccola dimensione, per una parte dei quali saranno comunque disponibili detrazioni fiscali e conto termico. Il successo della nuova impostazione dipenderà molto dalle misure di accompagnamento (guide, incontri tecnici, approfondimenti tematici), sia previste dal decreto, sia offerte da soggetti terzi quali FIRE, che si adopererà per supportare i propri soci in tale direzione.

Ricordo che la FIRE organizza il 30 maggio a Milano la conferenza annuale Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano, in cui saranno discusse in dettaglio le novità delle nuove linee guida.

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