Energia e sanità: strumenti per ridurre la spesa e migliorare i servizi

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La sanità non solo vale il 9% del PIL italiano in termini di spesa, ma rappresenta l’utenza più energivora nel settore dei servizi, con energy manager che gestiscono consumi comparabili con alcune medie imprese industriali. Di seguito riporto un articolo scritto con Beppe Tomassetti e Stefano D’Ambrosio e la presentazione, tenuta al convegno [email protected] organizzato da FPA, in cui ho fornito alcuni dati fondamentali sul settore e illustrato gli strumenti essenziali per gestire al meglio l’energia, collegandola al core business aziendale. Ho inoltre mostrato alcuni esempi di applicazione di contratti EPC con finanziamento tramite terzi in strutture sanitarie.

Gli atti del convegno saranno disponibili sul sito www.innovazioneperlasalute.it.

Il servizio sanitario nazionale (SSN) è naturalmente sottoposto ad un continuo cambiamento in ragione dell’innovazione tecnologica, dell’invecchiamento della popolazione e delle diverse scelte politiche regionali. L’evoluzione più evidente negli ultimi anni ha visto una razionalizzazione della rete ospedaliera con accorpamenti, riconversioni funzionali e dismissioni, che ha portato a una riduzione delle strutture pubbliche e all’incremento delle aziende sanitarie private operanti anche grazie a convenzioni e accreditamento, secondo regole diverse in funzione della Regione di appartenenza.

Il numero di posti letto degli ospedali privati accreditati rappresenta a livello nazionale circa il 20% di quelli disponibili nel SSN, con profonde differenze a livello regionale. Gli ospedali privati accreditati hanno mediamente una dimensione ridotta rispetto alle strutture pubbliche. Circa il 90% delle strutture private ha meno di 150 posti letto, e meno del 5% ne ha più di 300. Le strutture private hanno mediamente periodi di degenza inferiori alle strutture pubbliche nel caso di ricoveri per acuti (5 giorni rispetto a 7), uguali nel caso di riabilitazione (25 giorni), e superiori nei casi di lungodegenti (38 contro 27). Questi aspetti si traducono in differenze nella complessità delle strutture, in genere maggiore per il settore pubblico, e nella gestione delle stesse, legata al tipo predominante di attività svolta (analisi, chirurgia, trattamenti di medio e lungo periodo, etc.).

La sanità fra pubblica e privata, sia pur con incertezze sulla quota di sanità pubblica dedicata alle convenzioni con la privata, vale in Italia attorno ai 140 miliardi di euro, circa 8,8% del PIL. Le spese per l’energia, spesso inglobate con quelle di manutenzione e di gestione degli impianti o del tutto esternalizzate in altre forniture quali la biancheria, possono essere stimate attorno al 1,0-1,5% delle spese totali. Analizzare questo settore è quindi di estrema importanza, collegandosi con le varie iniziative di riorganizzazione della spesa pubblica, cercando ogni sinergia possibile fra gestione dell’energia e gestione della spesa sanitaria, con la CONSIP e le centrali di spesa regionali.

Tra aziende pubbliche e private c’è una forte differenza nella gestione dell’energia e degli impianti. Le problematiche sono le stesse ma gli obiettivi differenti. Nel contesto privato gioca un ruolo fondamentale il fatturato annuo, nel quadro dell’accreditamento al servizio sanitario nazionale per l’ottenimento di un rimborso da parte della Regione, per cui la proprietà è direttamente interessata alla riduzione dei costi investendo risorse proprie o tramite ESCO, ove economicamente conveniente, per il miglioramento delle prestazioni. Nel contesto della sanità pubblica l’attenzione della direzione della struttura è concentrata sulle prestazioni del servizio e sulla sicurezza, pertanto i contratti di fornitura rispondono a schemi impostati e decisi a livello regionale, sui quali è difficile operare a livello locale. Il tema dell’efficienza energetica appare così molto rilevante al momento delle scelte su nuovi edifici o su ristrutturazioni significative, con realizzazioni molto innovative, ma molto meno nella gestione dell’esistente. Risulta dunque importante individuare strategie e modelli che consentano di affrontare il tema della gestione dell’energia in modo più efficace, collegandolo al core business aziendale, piuttosto che vedendolo come un argomento a sé stante.

La sanità ha tutte le caratteristiche di una attività di servizio – nonostante la complessità delle tecnologie impiegate che richiedono un’organizzazione di tipo industriale –, in cui contano l’assistenza sanitaria e l’attenzione al malato e alle cure. Nei contesti ospedalieri sono quindi fondamentali il rispetto dei vincoli normativi (ricambi d’aria, continuità di servizio, ridondanze tecnologiche) e la sicurezza. In questi contesti si lavora h24 e 365 giorni l’anno e non è sempre possibile programmare le attività (e.g. numero di ricoveri o pronto soccorso). Alcuni ospedali, per le loro dimensioni e complessità, possono essere paragonati a delle città con 30.000 abitanti o più, che svolgono attività differenti (studenti universitari, pazienti, professionisti vari). Per raggiungere obiettivi di risparmio energetico è dunque fondamentale il coinvolgimento di tutti i soggetti presenti.

Gli edifici sono per la maggior parte datati, costruiti in epoca in assenza di vincoli normativi stringenti e di attenzione alle tematiche di risparmio energetico. Le strutture ospedaliere, un tempo di carattere monumentale e realizzate per durare a lungo, mal si adattano alla continua evoluzione delle tecnologie e dell’organizzazione, che le rendono rapidamente obsolete (come succede peraltro agli edifici industriali). Secondo le situazioni e le condizioni generali, il sistema sanitario risponde a questa esigenza sia con la chiusura dei vecchi edifici e la realizzazione in periferia di nuove strutture, sia con lavori di ammodernamento dei vecchi complessi, lavori altrettanto costosi e spesso insufficienti, basti pensare ai parcheggi. In molti casi, l’ampliamento delle strutture avvenuto nel corso degli anni, magari partendo da strutture a padiglioni, ha portato inevitabilmente a un uso dell’energia non ottimizzato. Purtroppo è difficile pensare a ristrutturazioni pesanti senza produrre conseguenze importanti sull’utilizzo delle strutture nel corso dei lavori. In questo settore, ancor più che in altri, l’industrializzazione dell’industria delle costruzioni è fondamentale, per poter ridurre i tempi e i costi delle ristrutturazioni e ottenere una maggiore qualità degli interventi.

In termini gestionali, all’interno delle strutture sanitarie possono svolgersi attività molto diverse tra loro, che hanno influenze differenti sui consumi energetici: pronto soccorso, ambulatori e diagnostica, sale operatorie, riabilitazione con palestre e piscine, degenze, camere mortuarie, ricovero e assistenza sanitaria per anziani, polo didattico (università), locali tecnici (e.g. mensa, lavanderia, etc.) e in taluni casi anche residenza per religiosi (e.g. fondazioni ecclesiastiche). Progressivamente l’evoluzione ha portato le strutture sanitarie a concentrarsi nelle attività di cura, esternalizzando fasi e funzioni prima integrate. I primi servizi ad essere esternalizzati sono stati i più semplici come la lavanderia, la preparazione dei cibi, la pulizia degli edifici, il giardinaggio, la sorveglianza, per passare poi alla gestione della biancheria, alla manutenzione delle opere edili, alla manutenzione degli impianti idraulici e elettici, alla gestione delle centrali termiche, alla gestione dei gas tecnici fino alla gestione della sterilizzazione e fornitura degli strumenti chirurgici. L’esternalizzazione risponde ad evidenti necessità di semplificazione gestionale, occorre però evitare che si perdano sia possibilità di sinergie tecniche, quali l’uso del calore recuperato da impianti di cogenerazione, sia le competenze sui processi produttivi, che permettano di seguire lo sviluppo delle tecnologie, di preparare i bandi di gara e di controllare la qualità ed i costi delle prestazioni fornite.

Da questo punto di vista la presenza di un energy manager all’interno delle strutture ospedaliere è fondamentale, al fine di garantire la sicurezza e il comfort degli occupanti riducendo al minimo la spesa energetica e beneficiando delle ricadute non energetiche collegate all’efficienza energetica (e.g. minori costi di manutenzione, maggiore comfort, minore inquinamento, migliore gestione degli spazi, etc.). Nel settore sanitario l’obbligo di nomina si ha quando i consumi annuali superano i 1.000 tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Dai dati della FIRE, che gestisce la banca dati degli energy manager in Italia, nel 2016 risultano nel settore sanitario 108 nominati. Il dato più significativo è che circa il 10% di questi soggetti ha un consumo di oltre 10.000 tep/anno (la soglia delle nomine industriali), e il 50% ha oltre 5.000 tep/anno.

La diagnosi energetica, realizzata nel 2015 dai soggetti privati obbligati dal D.lgs. 102/2014 e da realizzare nuovamente nel 2019, rappresenta una opportunità per l’analisi dei consumi energetici delle proprie strutture e la pianificazione di interventi utili alla riduzione degli stessi. Il primo passo è la conoscenza dei consumi energetici della struttura per area e per vettore energetico. A tal proposito sarebbe molto utile installare strumenti di misura o prevedere campagne di misura ad hoc che diano un’attendibilità maggiore rispetto alle stime.

L’ENEA, vista l’importanza che tale settore ricopre a livello nazionale e visto l’interesse da parte dei soggetti direttamente interessati (ESCO, energy manager e aziende sanitarie), ha aperto un tavolo tecnico sulle diagnosi energetiche nel settore, per analizzare le informazioni, costruire indicatori e definire le linee guide per la realizzazione delle prossime diagnosi procedendo a una maggiore standardizzazione, tale da permettere un’analisi semplificata e una corretta comparazione dei dati raccolti.

Il tema degli indicatori energetici da considerare risulta di primario interesse. La scelta dell’indicatore energetico può variare negli anni e nel caso degli ospedali si nota un’evoluzione significativa. Il tipico indicatore usato in passato, i kWh per posto letto, ormai risulta poco significativo considerando l’aumento delle attività in day-hospital e ambulatoriali e la riduzione della permanenza media dei pazienti nelle strutture. Né risulta adeguato l’indicatore tipico degli edifici, il kWh per metro quadrato. Si sta dunque ragionando su altre opzioni, che da un lato considerino un metro quadro equivalente – costruito tenendo conto del diverso uso delle superfici all’interno delle strutture (e.g. sale operatorie, posti letto, diagnostica, aule, etc.) – e dall’altro tengano conto di parametri dinamici (e.g. gradi giorno, prestazioni erogate, etc.).

Per monitorare in modo efficace i consumi energetici, ottimizzare l’uso degli impianti, e conseguire benefici di vario genere (sicurezza, comfort, costi di manutenzione, uso energia, riduzione emissioni, etc.) è caldamente raccomandata l’adozione di sistemi di building automation. In strutture complesse come quelle ospedaliere i vantaggi possono essere notevoli, anche in termini di dati disponibili per accedere a schemi di incentivazione o per costruire contratti a garanzia dei risultati ed accedere a finanziamenti da parte di banche o fondi. Per raccogliere tutti i frutti è comunque importante associare a questi sistemi di automazione responsabili interni competenti, come l’energy manager per la parte energetica, e favorire il dialogo fra le diverse funzioni aziendali. Non solo questo consente di inquadrare l’energia nella gestione del core business, ma permette di creare nel tempo sinergie e ottimizzazioni di spesa. Uno strumento che può rivelarsi molto utile a questo proposito è il sistema di gestione dell’energia (SGE), certificabile in base alla norma ISO 50001. Le esperienze dimostrano che l’adozione di un SGE produce risultati ottimi nel breve e, ancor più, nel medio lungo periodo.

Altro punto nodale è la gestione dei consumi per climatizzazione invernale ed estiva. Anche per lo scarso ricorso a contratti di rendimento energetico (EPC) pensati per una riqualificazione energetica spinta, prevalgono interventi limitati alle centrali termiche, con una riduzione solo parziale dei consumi energetici – quasi mai realmente ottimizzati – e benefici non energetici limitati. Eppure esistono modelli contrattuali che consentirebbero di intervenire in modo molto più efficace sulle strutture, anche con finanziamento integrale tramite terzi e beneficiando di fondi pubblici (fondi regionali, conto termico, European Energy Efficiency Fund, etc.). Purtroppo è difficile riuscire ad ottenere risultati sensibili con contratti generali, come quelli proposti da Consip: è necessario sviluppare competenze adeguate, che consentano di diffondere contratti EPC mirati a una riqualificazione energetica più profonda, che interessi sia l’edificio che gli impianti.

1 Comment

  1. sono uno di quelli sopra i 10.000 TEP.
    per diretta e pluriennale esperienza nel settore, la prima cosa da fare è ovviamente la cogenerazione (almeno in zona climatica D-E-F; in climi più miti bisognerà giocoforza implementare la trigenerazione), prima di qualsiasi altra cosa (anche prima del monitoraggio: tanto l’ospedale è una black box).

    i contratti EPC sono stati semplicemente vietati da eurostat fino all’altro ieri (salvo il servizio energia plus, che comunque ha una piccola incidenza dell’investimento sulla fornitura del vettore e manutenzione, quindi per forza negli anni ci si è limitati a intervenire sulle centrali), un po’ di pazienza e adesso la situazione cambierà, noi ci stiamo lavorando da tempo.

    E’ vero che le strutture sono datate, ma intervenire è molto difficile: bisogna tenere conto che il metano ad un ospedale capace di fare un buon contratto costa meno di 0,45 €/Sm3 (poco più della metà che nel residenziale) e per un ospedale con la cogenerazione anche 0,35 €/Sm3. con prezzi del genere fare interventi di riqualificazione profonda è semplicemente un miraggio (e poi spesso non sono neppure necessari: anche con una “scatola” perfettamente isolata, l’ospedale medio ci “butta dentro” 10 ricambi/ora di aria esterna, un flusso che rende le dispersioni dall’involucro percentualmente molto poco rilevanti sui consumi totali).

    per il resto totalmente d’accordo, a partire dal BMS che di fatto già ci sarebbe (vista la tecnologia installata e la necessità di monitorare e mantenere le condizioni ambiente); siamo spesso ai primi passi per far evolvere un sistema di regolazione in un sistema di gestione efficiente. anche in questo caso l’incentivo del conto energia termico sul medio periodo aiuterà molto, io credo.

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